Selfie, uno zoom sull’ingiustizia

Diretto, scritto e sceneggiato da Agostino Ferrante, "Selfie" è un film innovativo per tecnica di ripresa, quanto per racconto reale. La tragica vicenda di Davide Bifulco,  avvenuta nel 2014, diviene funzionale per dar ambito al racconto della guerra quotidiana presente nelle periferie campane e della sua sopravvivenza, attraverso il cellulare dei protagonisti, Alessandro e Pietro. In uscita oggi 30 maggio, distribuito dall'istituto Luce.

Il Rione Traiano e le sue vicende, divengono argomento del nuovo lavoro cinematografico del regista de “Le Cose Belle”, Agostino Ferrente, il quale stavolta partendo da una tragedia che colpì l’area nel 2014, lasciando ancora molti enigmi, tcome la morte del sedicenne Davide Bifulco, ucciso da un agente dell’Arma dei Carabinieri, perché scambiato per un latitante.

Dalla vicenda di Davide Bifulco, prende il via il leitmotiv del film. “Selfie” è un magma di storie, partendo da quelle delle voci narranti, Alessandro e Pietro, due giovani della stessa età di Davide e residenti del Rione Traiano, che vivono da vicino sia il precario status di disoccupazione e dell’arte di arrangiarsi, quanto le discrepanze tra i loro coetanei che sentono le piazze di spaccio come rimedio alla precarietà.

Attraverso il loro IPhone, il rione e l’estate del 2014 di Pietro e Alessandro divertivano un itinerario in cui le problematiche sociali come l’abbandono scolastico, la disoccupazione giovanile e l’assenza di istituzioni, vengono messe in risalto.

Ma, sullo sfondo, giganteggia uno spettro, quello all’Infinito leopardiano, il quale diviene allo stesso tempo, metafora per descrivere lo status del Rione Traiano, isolato dalle restanti aree, come un bunker in cui il male tocca anche coloro che non hanno intrapreso la sua via, senza farlo vedere.

Candidato alla prossima mostra del cinema di Berlino, la pellicola in uscita oggi 30 maggio 2019, ha già conseguito riconoscimenti alla Luxemburg City Film Festival come miglior documentario e al Salina Doc Festival.

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