Salvador Dalì ed i selfie d’autore

In un museo in Florida un'agenzia ha utilizzato la tecnologia deepfake per riportare in vita il leggendario Salvador Dalì. Analizzate seimila immagini per quaranta giorni per realizzare un algoritmo che ricrea alla perfezione le movenze dell'artista, impersonate grazie all'aiuto di un attore

Trent’anni fa morì Salvador Dalì, che proprio sabato 11 maggio avrebbe raggiunto la veneranda età di 115 anni.

Chissà come si sarebbe rapportato, con la sua eccentricità,  il suo stile e la sua personalità da Dandy, ai tempi moderni, nonché alle nuove tecnologie, trasformandole in arte.

La risposta a ciò è facilmente reperibile, perché Dalì è tornato in vita, tecnologicamente parlando.

Al Museo Dalì, di San Pietroburgo, in Florida, i visitatori possono interagire con il celeberrimo autore.

Avvicinandosi ad uno schermo delle dimensioni di un essere umano, è possibile infatti guardare Dalì mentre legge l’edizione di quel giorno del New York Times, ascoltare i suoi commenti sulle condizioni climatiche attuali, e soprattutto scoprire dalla sua voce i mille dettagli inerenti la sua vita e le sue opere.

Salvador Dalì parla, si muove, gesticola, ma non è un attore. È proprio la sua figura riportata in vita, se così si può dire, dalla tecnologia dei deepfakes, la frontiera più estrema delle fake news.

La tecnologia prima d’ora veniva impiegata in maniera particolarmente fruttuosa nel mondo delle fake news, con il software scaricabile gratuitamente in rete, si possono infatti creare video da foto.

Uno strumento del genere però potrebbe divenire molto pericoloso, come molti temono, qualora si sfociasse nell’utilizzo politico, perché far dire a un capo di Stato la cosa sbagliata può scatenare una guerra di questi tempi.

Resta un dato certo che un deepfake di stampo culturale e a scopo didattico non era mai stato realizzato prima d’ora.

Il merito è dell’agenzia di comunicazione GS&P, la quale ha utilizzato questa tecnica di costruzione dei video, in simbiosi con una intelligenza artificiale, per processare migliaia di immagini di archivio della persona da replicare, per comprenderne le movenze e poi creare l’algoritmo giusto, in particolare, seimila fotogrammi di Dalì sono stati studiati e processati per mille ore in una quarantina di giorni circa.

Ciò è stato poi miscelato con il corpo di un attore fisicamente simile a Dalì, il quale ha prestato la propria voce per ricreare quel famoso accento misto tra spagnolo, francese e inglese.

L’esperienza è particolare e suggestiva, dato che si può interagire con il grande Dalì, a cui si possono rivolgere domande alle quali si otterrà risposta, e con il quale ci si può scattare addirittura un selfie!

 

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