Rifiuti e tumori alle falde del Vesuvio

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Dati sconcertanti risultano dall’ultima indagine realizzata dal Gruppo Salute Ambiente Vesuvio, predisposta dal professore Gerardo Ciannella, direttore dell’Unità di Medicina Preventiva dell’ospedale Monaldi e docente di Tisiologia e Medicina del Lavoro: due famiglie su tre nella parte alta di Ercolano hanno, o hanno avuto, congiunti colpiti da gravi patologie, in prevalenza leucemia e tumori dell’apparato respiratorio.

Una storia che ha inizio più di trent’anni fa quando, dal 1980 al 1990, le cave della zona di San Vito sono state utilizzate, più o meno legalmente, come discarica di rifiuti speciali da camion provenienti non solo dalla Campania, ma anche dal Nord Italia.  Come già reso noto tempo fa dalla Rete dei Comuni vesuviani infatti, la colpa delle impennate di tumori, nella zona a ridosso del vulcano, è dovuta, appunto, alle troppe discariche abusive di amianto nel verde del Parco Nazionale. “Da tempo sono tante le denunce a tutti i livelli per le discariche abusive di cui è pieno il Parco del Vesuvio”, scrive la Rete dei Comuni Vesuviani in una nota, “Soprattutto discariche di amianto, a seguito della dismissione dei tanti capannoni industriali del litorale e contenuto nelle lastre di eternit, responsabile delle patologie pleuriche”.

La richiesta di ricerca giunse al professor Ciannella tre anni fa, da parte di don Marco Ricci, parroco del Sacro Cuore dal 1999 al 2010, e padre Giorgio Pisano che esposero la situazione di San Vito, dove si trovarono per la prima volta dinnanzi a un numero elevatissimo di funerali di bambini; capirono che non poteva essere normale una situazione simile e si rivolsero al Monaldi per far luce sulla faccenda e porvi rimedio. “Ora che abbiamo anche la certezza dei dati scientifici” dichiara Don Marco “diventa ancora più urgente che i politici di ogni livello si assumano la responsabilità di bonificare questa zona. Non è il problema di un quartiere, ma di un’intera città: San Vito è Ercolano, mangiamo le stesse cose, beviamo la stessa acqua e respiriamo la stessa aria, quindi è giunto il momento che tutti aprano gli occhi su questa vicenda”.

A fine 2013 si è arrivati così a somministrare a 314 famiglie della zona di San Vito, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, dei questionari in cui segnalare la presenza di malattie importanti tra i componenti della famiglia. Ne è emersa una situazione tutt’altro che rassicurante: in 203 casi su 314 sono state riscontrate gravi patologie. Si parte da numerosissimi casi di leucemia ad altrettanti casi di neoplasie respiratorie, tra cui solo 28 imputabili ai fumatori; patologie dell’apparato digerente; delle vie urinarie fino; ad arrivare a quelle di tipo cerebrale; mammario; casi di SLA e tumori, che hanno colpito altri apparati.

Discarica di eternit nel Parco Nazionale del Vesuvio
Discarica di eternit nel Parco Nazionale del Vesuvio

Il professor Ciannella ha dichiarato “Il dato non è esaustivo, ma significativo: più della metà del territorio è ammalato. In un campione del genere, la concentrazione di leucemie e neoplasie è preoccupante: in 62 famiglie sulle 314 interpellate, sono stati registrati casi di mesotelioma, un tumore incurabile dell’apparato respiratorio correlato all’esposizione all’amianto. Si tratta di persone non sottoposte a rischi professionali, ma che hanno inconsapevolmente respirato le fibrille provocate dalla rottura o dalla combustione delle lastre di eternit“.

I dati di San Vito verranno resi noti nei prossimi mesi in una pubblicazione scientifica curata dallo stesso Ciannella che, intanto, lancia l’allarme affinché si inizi immediatamente a monitorare acqua, aria e terreni dell’intera area vesuviana: “Ci sono tumori che non si possono curare, ma si possono prevenire eliminandone le cause, ed è quello che qui va fatto subito”

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