“Pronto Joel, sono Martin Cooper…”

Accadde oggi: il 3 aprile del 1973 l’americano Martin Cooper effettua la prima telefonata in pubblico con un cellulare.

cellulare_Motorola

Che abbia un sistema operativo Android oppure iOS, che abbia un processore dual, quad od octa core, che sia dual sim oppure no, che abbia o meno un design accattivante ormai tutti ne possediamo almeno uno; stiamo parlando del telefono cellulare, o per meglio dire dello smartphone. Soltanto cinque decadi fa però, l’unico luogo dov’era possibile trovare un telefono senza fili era il cruscotto di una macchina; ovviamente di una automobile che lo prevedesse tra gli optional. Questo almeno fino a quando, sul finire degli anni ’60, Martin Cooper ed il suo team di lavoro presso la Motorola non decisero di inseguire un sogno.

All’epoca, quella di un telefono cellulare portatile era infatti un qualcosa di fantascientifico. E lo era nel vero senso della parola dal momento che, l’idea di realizzarne uno venne a Cooper guardando il dispositivo con cui il Capitano Kirk del telefilm Star Trek era in grado di comunicare. Fu pertanto grazie alla perseveranza di Cooper e del suo team se è stato possibile compiere il passaggio da una telefonia senza fili – per altro già una tecnologia all’avanguardia – ad una telefonia mobile.

Cooper
Martin Cooper simula quella prima telefonata del 3 aprile 1973

Il 3 aprile 1973, di fronte a giornalisti e passanti, Martin Cooper effettuò per le vie di New York la prima chiamata con un prototipo di telefono cellulare. Il suo apparecchio si chiamava Dyna-Tac, pesava 1,5 kg e aveva una batteria che durava 30 minuti a fronte di 10 ore per ricaricarsi. Il destinatario di quella prima telefonata fu Joel Engel, capo della ricerca ai Bells Labs. Da quel momento in poi ad essere raggiungibili telefonicamente furono anche le persone e non più soltanto i luoghi. Prendendo in prestito le famosissime parole pronunciate da Neil Armostrong al momento dell’allunaggio il 21 luglio del 1969, verrebbe da dire che anche questo fu «un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità».

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