L’ in-Fedele opinionista.

Enrico Fedele, sempre più protagonista tra gli opinionisti che parlano del calcio a Napoli.

Dirigente navigato, esperto, con un passato da calciatore che ha vissuto nel Benevento gli inizi e la fine della sua carriera di giocatore, fa discutere, arrabbiare, ad alcuni maledire, persino, il tempo passato ad ascoltarlo ed è il personaggio che più di ogni altro fa notizia nei salotti televisivi e radiofonici di Napoli che lo ospitano. La sua presenza garantisce discussioni e talvolta anche sdegno tra i telespettatori e radioascoltatori che non tollerano quel “pizzico?” di presunzione che gli fa rivendicare continuamente il suo passato di dirigente sportivo di livello, che lo pone sul piano di “quelli che hanno fatto calcio” e dunque gli unici che capiscono il valore dei calciatori e possono dissertare sulle dinamiche dello spogliatoio. Nato a Nola, classe 46, la sua terra gli ha donato l’acume critico e l’allergia alla banalità dei commenti che tendono quasi sempre a spiazzare l’ascoltatore e sono sempre suffragati da spiegazioni e teoremi dialettici non sempre condivisi ma che spesso si rivelano giusti. Tra i suoi assistiti e per porre l’accento, anche sulle sue qualità di agente, da menzionare, in particolar modo, la procura di uno dei più grandi calciatori italiani di ogni tempo, quel Fabio Cannavaro salito sul tetto del mondo con il “Coppone” in mano. Sotto la sua guida, il capitano iridato 2006, ha vinto un pallone d’oro ed è stato eletto miglior giocatore al mondo nello stesso anno in cui si è laureato campione con la nazionale italiana. Insomma, una vita spesa per il calcio e la “Fedele Management”, che testimonia la continuità del suo lavoro nelle mani del figlio Gaetano, anch’egli procuratore sportivo e probabile suo erede nella conduzione della società che porta il loro nome. Per ritornare alle sue performance di opinionista, Enrico è criticato quasi sempre dai tifosi che lo ascoltano, ma intanto tutti sono interessati alle sue esternazioni, alcune molto suggestive, fin da quando, all’epoca in cui il direttore sportivo azzurro era “sotto-Marino”, come simpaticamente lo definiva lui, alludendo alle capacità dell’ex dirigente di non dare indizi su eventuali, futuri acquisti. Indimenticabile è la dichiarazione nella quale asseriva che Nicola Amoruso fosse tecnicamente più forte di Gonzalo Higuain come la definizione di “cammellone” affibbiata a Fabian Ruiz nello scorso anno (il cammello è un’animale meraviglioso, si è simpaticamente schernito dopo): nemmeno tanto male è la recente convinzione esternata più volte, che il Napoli vincerà lo scudetto se Maurizio Sarri dovesse restare allenatore della Juventus per tutta la stagione 2019-20. Insomma, una voce fuori dal coro che fa discutere, crea curiosità e che noi paragoniamo a quella del grillo parlante di Collodi, una voce che ama il Napoli, essendone tifoso proprio come il gentile insetto ortottero amava Pinocchio.

Print Friendly

LASCIA UN COMMENTO