Possono i “social media” causare la depressione?

Secondo recenti studi non si può collegare in modo diretto la depressione con l'uso delle tecnologie anche se ci sono molti casi in cui vi è correlazione di causa ed effetto tra esse

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Un quesito importante sorge spontaneo nell’era delle tecnologie: i mezzi di comunicazione di massa possono procurare l’insorgere della depressione? Avvalendoci di fonti straniere e italiane sembrerebbero ancora in esame le ipotesi e non si potrebbe ancora dare una risposta certa. Il Medical news Today riporta infatti uno studio effettuato in Ontario (Canada) su due gruppi di studenti: il primo gruppo di 594 studenti tra i sei e gli otto anni e un altro gruppo di oltre 1000 studenti di età superiore ai 18 anni.  Da questo studio emerge che la depressione dovuta dalla dipendenza dalle tecnologie è molto soggettiva e che non si può ancora additare in via definitiva alle tecnologie la colpa di generare la depressione: ci sono casi in cui molti giovani cercano la propria autostima sui social e ciò  li può indurre alla depressione per non riuscire a realizzarla ma ci sono anche altri casi in cui esse vengono usate per scopi semplicemente divulgativi o informativi e producono nei giovani profondo giovamento: pensiamo alle relazioni a distanza o alle famiglie che vivono in continenti diversi e che grazie alle tecnologie hanno la possibilità di rimanere in contatto.

In tal senso non è forse colpa nostra se ci isoliamo sempre di più e facciamo isolare chi ci sta intorno sempre di più? Quanto facciamo felici gli altri? Ma soprattutto sappiamo cosa rende felice chi ci sta intorno? Il problema infatti nasce proprio da questa grande incomprensione che abbiamo per gli altri. Questa società “liquida”, come la definiva il famoso sociologo contemporaneo Zygmunt Bauman, ha perso la sua profondità e il suo spirito interiore e ogni uomo “gettato” nel mondo può risentire su se stesso il peso del disagio e della solitudine. Le tecnologie in tal senso potrebbero risultare ancora più ostili per risanare i rapporti sociali e potrebbero dunque peggiorare le relazioni sociali, secondo gli scienziati, in quanto produrrebbero isolamento.

Gli occhi si dice “sono lo specchio dell’anima” e la natura è lo strumento che ci permette, secondo molti scienziati, di ritornare a brillare e gioire: correre, ballare, coltivare un terreno, piantare un seme, prendersi cura degli animali o di un vicino di casa o della propria famiglia senza pensare sempre al successo, al denaro e al traguardo, sono i primi passi per riacquistare il benessere psicologico e fisico e per non perdere il rapporto con gli altri. Vivere insieme agli altri quindi è più salutare del vivere senza gli altri: occorre viversi di più e sentirsi di più; solo così il nostro corpo, da solo, produce tutte quelle sostanze ed ormoni che conducono alla vera felicità. Pertanto, vivere con gli altri rispetto al dipendere dalle tecnologie, secondo anche altri studiosi di psicosomatica, è più benefico e salutare.

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