Pino Campagna, il sogno della sua carriera

Musicista, cantautore, comico, scrittore...sceneggiatore? Pino Campagna è di tutto un po'. Il comico, conosciuto in tutta Italia e pietra miliare del programma Zelig, ci ha svelato i suoi progetti, aprendoci le porte ai suoi desideri futuri. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Pino Campagna è un comico italiano molto conosciuto ed apprezzato.

Egli ha gentilmente acconsentito al rilascio di un’intervista alla testa giornalistica online XXI Secolo, nella quale ci ha svelato alcuni suoi progetti futuri, dopo averci parlato di sé.

Ma prima di passare all’intervista, ecco qualche notizia riguardo la carriera di Pino Campagna.

Egli inizia la sua carriera come cantante folk, portando in scena il proprio repertorio umoristico giungendo ben presto alla carriera da cabarettista.

Il suo primo successo discografico fu Paese Mije, dedicata alla sua città natale. Nel 1985 partecipa a La corrida ottenendo il secondo posto, il suo vero debutto televisivo giunge però nel gennaio del 1988, nella trasmissione, dell’emittente Rai, D.O.C. presentata da Gegè Telesforo.

Dal 1987 al 1992 Pino Campagna vive a Roma, dove è parte della compagnia stabile di Cabaret “Al Fellini”. Nel 1990 approda a Gran Premio 1990 presentato da Pippo Baudo sempre sulla Rai, dove si distingue per il suo cabaret folle e demenziale, nel 1992 prende parte alla terza edizione del Festival di Sanscemo con la canzone Donatella Raffai twist.

Dopo il festival partecipò a vari programmi televisivi, tra cui La sai l’ultima?, Ci vediamo su Rai 1.

Approda nel 2003, a Zelig Circus dove impersona il Papy Ultras, famoso per il motto pronunciato dalla figlia “Papi, ci sei? Ce la fai? Sei connesso?”.

Nel 2005 pubblica un libro comico il cui titolo è “Papy, ci sei? Ce la fai?? Sei connesso???”, raccolta di alcuni dei suoi monologhi.

Nel 2010 ha fatto parte del cast del cabaret più visto d’Italia.

Nello stesso anno lancia un video intitolato Welcome to Puglia prodotto da Telenorba, per la quale partecipa ad altri programmi come Battiti Live, lanciando un nuovo video, di produzione propria, intitolato Scegli la Puglia.

L’intervista

Di seguito l’intervista gentilmente rilasciata dal comico:

Chi è Pino Campagna?

«Mah, non lo so, non ho ancora capito chi sia, perché c’è una persona che si nasconde dentro di me. Pino Campagna innanzitutto è un portatore sano di sorrisi, un portatore sano di risate, mi definisco tale.

Con i suoi pregi, ed i suoi milioni di difetti, è molto sfigato…sono questo.»

Da dove nasce la sua carriera di comico?

«La mia carriera di comico nasce verso la fine degli anni ’70, inizi anni ’80 più propriamente.

Nasce nei teatri della mia città, ed in tutti gli altri teatri pugliesi. Poi, con otto anni passati a Roma, nei teatri della città, si è consolidata, fino a giungere poi finalmente a Milano, città nella quale tutt’oggi vivo.»

Come si è evoluta la sua carriera nel corso del tempo?

«In maniera molto positiva, anche se avrei potuto fare ancora tante cose.

Avrei potuto, non perché essa sia giunta al capolinea, però all’età di sessantatré anni suonati, il mio unico rammarico è proprio quello di non aver provato a realizzare il mio obiettivo principale.

Sono anni che ho un film bellissimo, scritto da me, chiuso nel cassetto e non sono mai riuscito a trovare un produttore metterlo in scena.

Così facendo giungerei a soddisfare il culmine dei miei obiettivi. Io ho fatto tutto, dalla televisione. Ho partecipato a Zelig, riscuotendo un enorme successo. Sono stato parte del programma per dieci anni ed ho sempre visto la gente entusiasta.

Ecco, il culmine della mia carriera sarebbe produrre questo film, più che una fiction, perché io le fiction le odio, tutte queste cose false. Così come i reality, come il grande Fratello, X-Factor, tutti programmi trash, che secondo me dovrebbero essere cancellati dalla televisione italiana, perché di tali programmi non se ne può più. Sto quindi aspettando di ultimare la mia carriera con questo film, il mio film.»

Lei si occupa di scrittura e di musica oltre che di comicità, da dove nasce questo suo eclettismo?

«Io naso come musicista, come cantautore demenziale per l’esattezza. Il mio primo cabaret era con la chitarra. Io prendevo un po’ in giro tutti i bestseller della musica internazionale, tipo Bob Dylan, o ancora Stevie Wonder, Elton John. Ne facevo un verso trsponendo le loro canzoni dall’inglese al foggiano, al pugliese.

Allora mi divertivo molto.

Diciamo che nasco musicista, mia madre, pace all’anima sua, aveva la placenta a forma di chitarra, per cui, quando non ancora fui messo al mondo, suonavo gia, con il cordone ombelicale!

La musica è stata poi anche la mia ancora di salvezza, perché mi ha spinto ad andare oltre, permettendomi poi di entrare nel mondo del cabaret.»

Come crede che la comicità sia cambiata nel corso dell’ultimo periodo?

«La comicità cambia ogni ventennio. È iniziata con gli sketch di Troisi, Verdone, negli anni ’70, per poi continuare con Drive In, con il mio grandissimo amico, che, approfitto dell’occasione, voglio salutare e mandargli un caldo abbraccio, Antonio Ricci.

Negli anni ’90 poi ha subito una leggera flessione, orientandosi più verso programmi che ti tirano in ballo, programmi di imitatori, tanto che non se ne poteva più. C’erano imitatori dovunque.

Poi è arrivata finalmente la champions league!

È arrivato Zelig, anche se oggi, ci tengo a sottolineare, è morto. Io ritengo che però, in qualità di trasmissione televisiva, sia stata innovativa, sia stata già anche futuristica.

Per questo è la champions league, perché è lì che giocano i campioni.

Io sono stato annoverato tra quei campioni. Ho avuto l’onore di essere parte, per dieci anni, di quei venti comici che hanno fatto ridere in quegli anni tutta l’Italia.

Per quanto concerne le altre trasmissioni, nulla da ridire. Si sforzano di essere dei surrogati di Zelig, tipo Colorado, tipo Made in Sud, tutte queste cosette qui. Anche se c’è qualcosa che fa ridere, debbano percorrere ancora moltissima strada prima di poter arrivare ad i livelli di Zelig.»

Quali progetti ha per il futuro?

«Il mio progetto per il futuro, come già detto, è questo film che voglio creare.

Ci credo tantissimo. Io credo che leggendo la sceneggiatura, la sinossi, il mood di questo film, si riesca a comprendere quanto esso sia interessante. Anche perché io credo che oggi tutti si siano “CheccoZalonizzati”.

Checco Zalone è una persona molto intelligente, laureato, ed oltre ad essere stato un bravo musicista, ha saputo sfruttare l’occasione. Ha avuto campo libero in questi quattro anni, ed ha appannato un po’ la parabola del famoso trio Aldo, Giovanni e Giacomo, o del duo altrettanto famoso, Ale e Franz.

Cinematograficamente non hanno prodotto chissà cosa, cosicché Zalone abbia potuto appannare la loro parabola senza avere chissà quale antagonista.

Ormai i film di Verdone sono dei cult, per cui Zalone ha fatto il buono ed il cattivo tempo non essendoci chi fosse in grado di fermarlo.

Io sarei potuto essere l’antizalone, o potrei diventarlo. Bisogna vedere.

Se hai campo libero, ti piace vincere facile, se non lo hai, non puoi approvvigionarti tutto il successo.

Con ciò voglio solo dire che l’amico Zalone è stato molto fortunato.»

La redazione del XXI Secolo coglie l’occasione per ringraziare il famoso comico, augurandogli la realizzazione del proprio sogno. 

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