Il Pan apre a Joan Miró e alla sua semiotica

Al Pan dopo Escher arriva un altro grande protagonista dell'arte del secolo scorso. " Joan Mirò. Il linguaggio dei segni." è una mostra che rimette insieme oltre mezzo secolo di attività di un artista capace di far uscire l'arte dalla tela e l'uomo dal corpo.

Il Palazzo delle Belle Arti di Napoli dopo aver ospitato nelle sue sale i nomi summa dell’arte moderna e contemporanea, come Warhol, Dalì ed ultimo per ordine di arrivo Escher, stavolta porta a Napoli uno dei massimi esponenti del Surrealismo e del movimento Dada, Joan Miró.

Joan Miró. Il linguaggio dei segni.” è una planimetria sul mondo onirico, fantastico e immaginario del poliedrico artista spagnolo scomparso nel 1983 e che fece della sperimentazione di stili come di materiali un marchio di fabbrica della sua attività.

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La mostra è stata curata e allestita secondo un itinerario di 80 opere prelevate dalla collezione dello stato del Portogallo depositata presso la Fondazione Serralves da Robert Lubar Messeri, professore di storia dell’arte all’Institute of Fine Arts della New York University, e da Francesca Villanti, direttore scientifico C.O.R, i quali hanno cercato di ricreare pienamente l’evoluzione, la ricerca e l’esito ultimo dell’idea estetica  di Mirò dal 1927 al 1983, sempre secondo un concetto che porta l’arte oltre la tela, la pietra e oltre lo stesso uomo.

L’evento prenderà il via con la presentazione prevista per il 24 settembre 2019 e accessibile al pubblico dal 25 settembre resterà nel capoluogo campano fino al 23 febbraio  2020 è stato promosso dall’Assessorato della Cultura e del Turismo del Comune di Napoli, in collaborazione con la Fondazione Serralves di Porto con C.O.R. Creare Organizzare Realizzare e si presenta come la kermesse di maggior importanza per la prossima stagione autunnale d’arte.

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