Palestina, la nuova Nakba e i provvedimenti di Trump

L'Accordo del Secolo e la nuova Nakba 71 anni di assedio

Con oggi, sono trascorsi circa 71 anni dalla Nakba, la catastrofe del popolo palestinese che costrinse l’80% della popolazione all’esilio in seguito all’attacco brutale delle due unità sioniste più forti le Haganah e le Irgun.

Un milione di persone che non hanno più fatto ritorno ai propri villaggi, disattendendo ciò che la risoluzione Onu 194  del 1948 aveva stabilito il diritto ai rifiugiati e propri discendenti di far ritorno nei territori d’origine.

Come ogni anno i palestinesi oggi, commemorano l’esilio in modi differenti: scioperi, boicottaggi e marce nelle principali città della Cisgiordania. L’attenzione è mirata sulla Striscia di Gaza che da oltre un anno e mezzo attua una grande mobilitazione, chiamata ” Grande Marcia del Ritorno”un’enorme mobilitazione, la Grande Marcia del Ritorno.

Ieri i principali partiti palestinesi, Hamas, Fronte democratico di liberazione palestinese e Fronte Popolare per la Liberazione Palestinese si sono riuniti per richiamare lo sciopero generale, chiudendo scuole e uffici pubblici in segno di protesta. Il raduno è avvenuto lungo le linee di demarcazione con lo Stato di Israele, e preventivamente sono stati chiamati equipe di medici in vista di eventuali azioni repressive da parte degli eserciti israeliani che precedentemente in questi mesi, durante le proteste hanno massacrato più di 250 civili.

Secondo quanto riporta la stampa, infatti, l’esercito israeliano ha già spalmato lungo il confine con la Striscia di Gaza, la propria difesa. Ai soldati sono state affidate regole più caustiche, secondo il portavoce della polizia Micky Rosenfeld, per evitare nuovi massacri.

Il tema della protesta è il piano di pace indetto da Donald Trump, conosciuto come ” Accordo del Secolo”. L’accordo resta per ora ancora fumoso, ma alcune linee generali sembrano essere già chiare: lo stato di Palestina non avrà sovranità, senza Gerusalemme come capitale e sarà privato delle parti di territorio cisgiordano dove sorgono le colonie.

La risposta dell’Olp non si è fatta attendere, affermando di fatti che i diritti dei palestinesi non sono in vendita in cambio di dollari.

Il premier Mohammed Shtayeeh del fronte de l’Autorità Nazionale Palestinese, ha ribattuto sottolineando che la guerra israeliana è una vera e propria guerra di confisca geografica dei territori palestinesi, che quotidianamente vengono sottratti.

Inoltre Hanan Ashrawi, membro esecutivo dell’Olp, ha aggiunto che i provvedimenti di Trump e di tutta la sua amministrazione, non fanno altro che alimentare una nuova Nakba, consolidata oltre tutto dall’asse Israele-Usa.

Infine l’ultima iniziativa di protesta lanciata oggi è la campagna contro Airbnb, compagnia che lavora a livello internazionale per il fitto delle case, che successivamente al ritiro dal sito le abitazioni dei coloni israeliani li ha reinseriti a causa della forte pressione di Tel Aviv. La protesta ha come obiettivo entro oggi, di far disconnettere tutti gli utenti di Airbnb. Iniziativa che in poche ore ha già avuto larghi consensi in Asia e in Sud America.

 

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