Omaggio a Gabriel García Márquez

“Non c’è atto di libertà individuale più splendido che sedermi a invitare il mondo davanti ad una macchina da scrivere”.

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“Non c’è atto di libertà individuale più splendido che sedermi a invitare il mondo davanti ad una macchina da scrivere”.

Gabriel García Márquez 

Il 17 aprile 2014 a città del Messico, ha smesso di vivere il vincitore del premio Nobel del 1982, Gabriel García Márquez. 

Tutti i notiziari del Brasile hanno aperto con questa notizia sottolineando che spesso si vuole che le persone restino eterne, e l’eterno appartiene al nostro scrittore poiché ha avuto il piacere di svolgere un lavoro attraverso il quale sicuramente resterà immortale nei ricordi e nell’anima di molti soprattutto di quanti sono stati segnati dalla scrittura di un uomo che ha contrassegnato il realismo ibero-americano.

Gabriel García Márquez è stato capace di dare coscienza alla letteratura sud-americana, nei suoi racconti si delinea la cultura, la verità e la storia della Colombia, tra i suoi libri ricordiamo i più celebri: “Cent’anni di solitudine, L’amore ai tempi del colera, Il generale nel suo labirinto”; romanzi semplici ma di effetto in cui vengono raccontate storie ingenue ma vere e ricche di particolari che rendono la sua scrittura d’effetto, efficace, funzionale, ricordo con molta tenerezza la scoperta del ghiaccio nel romanzo “Cent’anni di solitudine” (caposaldo della letteratura contemporanea) e mille altre descrizioni utilizzate che avevano un unico scopo: trasmettere al lettore il messaggio che la Colombia e l’America Latina non sono sole; che la cultura dei nostri nonni non va dimenticata ed infine che i silenzi vanno ascoltati ed interpretati sempre.

Per la triste occasione, Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, proclamò tre giorni di lutto cittadino ricordando e ringraziando questo grande uomo perché aveva messo al servizio del Paese le proprie capacità culturali per poter così trasmettere un messaggio mondiale ed uscire da una forma di ghettizzazione comune diffusa e frequente. Che dire ancora su una persona che si lascia ricordare volentieri e che difficilmente dimenticheremo? Credo che non ci siano parole in merito, forse nessuno meglio di lui potrebbe farlo ecco perché ho scelto uno strappato di una sua lettera che racchiude gran parte della sua filosofia e dei suoi pensieri, prima di lasciarvi a questa lettura vorrei ringraziare personalmente Gabriel García Márquez per l’apporto culturale e sociale che ha dato al mondo intero poiché i suoi testi sono stati tradotti in più lingue e venduti in tutto il mondo; come dice Ugo Foscolo nell’opera “I Sepolcri” ci sarà sempre una dolce corrispondenza di amorosi sensi che renderà immortale il nostro autore rendendolo attraverso le sue lettura vivo, attuale, reale…

Lascio a voi queste poche righe regalandovi quest’estratto:

 “C’è sempre un domani e la vita ci dà sempre un’altra possibilità di fare le cose per bene, ma se mi sbaglio e oggi è tutto quello che ho, vorrei dirti quanto ti amo e che non ti dimenticherò mai. Se Dio mi desse ancora un pezzettino di vita, vestito semplicemente, mi allungherei sotto al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo ma la mia anima. Vorrei mostrare agli uomini quanto sbaglino a pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che invece si invecchia quando si smette di amare. A un bambino darei ali, ma lascerei che imparasse a volare. E a un vecchio direi che la morte non arriva con la vecchiaia ma con l’oblio”.

Gabriel Garcia Marquez

 

 

 

 

 

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