Myanmar, la strage silenziosa dei Rohingya

L'Alto rappresentante dei diritti umani: "i Rohingya sono vittime di un genocidio".

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Myanmar

In Myanmar si consuma una strage silenziosa ogni giorno. La comunità Rohingya è vittima di questa tragedia, una minoranza mussulmana che vive al confine tra il Myanmar e il Bangladesh, e storicamente perseguitata.

Lo scorso dicembre Papa Francesco si era recato in quei luoghi, condannando le violenze di cui sono vittime i Rohingya e durante la visita ha dichiarato: “A nome di tutti quelli che vi hanno perseguitato, che vi hanno fatto del male, chiedo perdono”.

Secondo i rapporti delle Nazioni unite, i Rohingya sono una delle minoranze più perseguitate nel mondo. Stupri di gruppo, omicidi e altri soprusi è oppressa questa comunità.

Negli ultimi mesi, le associazioni per i diritti umani calcolano che oltre 700.000 membri di questa comunità sono fuggiti verso il Bangladesh, dove ora “vivono” in campi profughi senza cure e acqua potabile, tra continue epidemie, in una delle più gravi emergenze umanitarie del mondo.

Si calcola che, nella sola estate 2017, più di 600 mila persone abbiano abbandonato il Myanmar, e che siano state uccise circa sette mila persone.

L’Alto Rappresentante dei diritti umani dell’Onu, Zeid Ra’ ad al-Hussein, afferma che questa popolazione è vittima di un vero e proprio genocidio.

Nei giorni scorsi, Le Iene si sono recate in Bangladesh per documentare questa tragedia, con inviata Suor Cristina.

I racconti delle persone scappate alla strage sono sconcertanti. “Ci sparavano a vista – racconta un bambino – prima hanno sparato, poi davano fuoco alle case, sono morti in tanti. Lo fanno perché siamo mussulmani, hanno ucciso anche quelli che pregavano in Moschea”.

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