Museo degli Arditi d’Italia

Porta Capuana

A piazza Enrico de Nicola a Napoli, subito dopo la grande Porta Capuana, sulla sinistra vi è una piccola porticina, quasi anonima, che passa del tutto inosservata sotto lo sguardo dei passanti e dei turisti. Al di fuori di questa piccola porta, contornata da un arco a tutto sesto in piperno grigio, vi è un’antica effige marmorea: “Arditi d’Italia”. Una scritta contro il tempo, una memoria che non si spegne nell’orgoglio degli Italiani.

Arditi d'Italia
Arditi d’Italia

Il Museo degli Arditi d’Italia a Napoli è poco conosciuto, mandato avanti e completamente gestito da un gruppo di persone anziane che hanno combattuto nelle famose 4 Giornate di Napoli; c’è Fusco Salvatore, il tesoriere del Museo, figlio di un vero ‘Ardito’, che mostra orgoglioso una vecchia foto ingiallita dal tempo: «Io ero la mascotte degli Arditi. Mio padre mi portava sempre qui; mi ha insegnato il valore, l’amore per la Patria; dal 1943 è questa la mia casa». Antonio Trapani, un reduce delle 4 Giornate di Napoli, appartenente alla Scuola “Truppe Corazzate” di Caserta, ci mostra i piani alti della torre da dove, tramite le scale del torrione, si può ammirare la piazza, il corpo laterale della chiesa di Santa Caterina a Formiello, il cortile del Lanificio Fiorentino, la Pretura e la Biblioteca di Castel Capuano: «Io ho combattuto durante le 4 Giornate di Napoli: ero solo un ragazzino e lanciavo contro i tedeschi le pietre che trovavo in terra; costruimmo una trincea a piazza Carlo III, ma questi ricordi pare che non interessino più a nessuno». Abbruzzese Pasquale, nipote di un altro ‘Ardito’, ha voluto far sistemare un epitaffio marmoreo nei sotterranei del Sacrario, dove vengono custodite alcune armi, elmetti della Prima e Seconda Guerra Mondiale, bandiere di guerre logore del fumo di antiche battaglie, teschi, mitragliatrici e tanto altro ancora.

Dott. Parrella e Trapani
Dott. Parrella e Trapani

Il Presidente del Museo, il dottor Aldo Parrella, appartenente in passato al “Battaglione Folgore”, ci spiega che solo qualche volta, grazie all’Assessore della giunta comunale Rispoli, il Museo ha ricevuto in passato alcuni sovvenzionamenti e rimborsi. Oggi la Sovrintendenza è assente, la Regione e la Provincia neppure rispondono alle richieste degli Arditi e il Comune si limita a pagare la bolletta della luce. Gli Arditi di Napoli, seppur pochi e con le spalle incurvate dal peso degli anni, continuano a partecipare alle manifestazioni più emblematiche della storia d’Italia, come per esempio per il 2 giugno, il 25 aprile e il 4 novembre, a cui vengono invitati direttamente dalla Prefettura. Non è semplicemente nostalgia quella che si respira al Museo, ma è onore: «Tutti i giorni la bandiera Italiana sventola in questo Museo; quando il Paese è in lutto la issiamo a mezz’asta» confessa gonfio d’orgoglio Salvatore Trapani, e al suo spirito si aggiungono tutti gli altri componenti del Museo.

Anticamente quello degli Arditi fu un corpo speciale della fanteria del Regio Esercito nella Guerra del 15-18 voluto dal Principe Umberto I; nella storia rimane l’impresa di Fiume la battaglia più famosa combattuta dagli Arditi, a cui partecipò anche Gabriele D’Annunzio. La domanda è: una volta che anche questi ‘Arditi’ entreranno a far parte delle pagine dei libri di storia, chi dirigerà il Museo ai piedi di Porta Capuana?

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