Procuratori: i re Mida del Calcio.

Il calcio in mano ai procuratori è oramai un fatto assodato. Lo sport più bello del mondo riuscirà a sopravvivergli.

Il mancato passaggio di Pepè dal Lille alla società di De Laurentiis, ha posto ancora una volta al centro del carrozzone la figura minacciosa o rassicurante, a seconda se ti chiami Napoli o Arsenal (almeno in questo caso) dei procuratori sportivi: possono essere uno, due, quattro – come nella fattispecie che riguarda l’ivoriano- o addirittura interi consorzi, come avviene in Sudamerica, dove un calciatore può essere comprato da una società di persone rappresentate da un delegato, che quando viene venduto si dividono i profitti. Cose dell’altro mondo si (oltre l’oceano Atlantico), ma che ci danno un idea esaustiva del volume di danaro ed interessi che muovono i campioni di calcio. In Europa non sono possibili queste pratiche ma il procuratore, quello si e nel football europeo rappresenta ciò che il Mangiafuoco di Collodi rappresentava nel suo teatro delle marionette: muove tutti i fili, o quasi. Inoltre guadagnano, guadagnano più dei presidenti, più della stessa maggior parte dei calciatori e allenatori inclusi. La parola simbolo che concretizza la loro parcella è “commissione”, il sostantivo che coccola come bebè gli agenti e sferra calci negli stinchi ai patron delle società. I regolamenti stabiliscono, per questi professionisti, una soglia del 3 per cento degli stipendi lordi o del prezzo del cartellino dei loro assistiti ma nei fatti le cifre sono quasi sempre superiori, perchè loro sono decisivi nell’orientamento che il giocatore crede di decidere autonomamente. Il trasferimento saltato nella città vesuviana del neo acquisto dell’Arsenal è un esempio lampante e chiarissimo; il ragazzo ha “accettato” il club che ha evaso l’intera commissione ai suoi rappresentanti, 8 milioni. Alcune squadre del vecchio continente sono quasi schiave dei procuratori; in Italia, ad esempio la Juventus, ha pagato 43 milioni di commissioni solo nel 2018, seguita a distanza da Roma e Milan intorno ai 21. Di contro Mendes, procuratore di Ronaldo, nel 2018 ha incassato 100,5 milioni di euro di commissioni, secondo al mondo solo a Scott Boras, manager americano di stelle del baseball che sembra inarrivabile dall’alto dei suoi 200  annuali medi. La Fifa ha provato a fare un poco i conti in tasca ai nuovi padroni del calcio ed ha stimato che negli ultimi 5 anni hanno incassato ben due miliardi di euro e le previsioni dicono che la cifra è destinata ad aumentare ancora con costante accelerazione. Antonio Caliendo che questo mestiere lo ha inventato, quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, chiese ed ottenne tre miliardi di lire per un’operazione che face scandalo, racconta che fino ad allora molti giocatori venivano imbrogliati con contratti che firmavano senza neppure leggere. Un ingiustizia enorme a cui lui era chiamato a porre rimedio. I procuratori dunque, una specie di Zorro moderno che adesso si è trasformato in re Mida e che come ogni re non vuole cedere lo scettro

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