Li zite ‘ngalera, l’arte del teatro napoletano

Napoli è una città d'arte, ricca di cultura storica, vanto per la città stessa. Famosissime sono infatti le rappresentazioni teatrali napoletane, che hanno spesso tono fortemente ironico, o comico, le quali vengono tramandate di epoca in epoca per essere sempre apprezzate. Una delle più particolari è "li zite 'ngalera", opera scritta, in napoletano, da Leonardo Vinci, su libretto di Bernardo Saddumene, la cui prima assoluta fu nel 3 gennaio 1722 al Teatro dei Fiorentini di Napoli, il più antico teatro napoletano, oggi non più esistente.

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Li zite 'ngalera

Il panorama artistico napoletano è ricco di opere e rappresentazioni di vita vissuta. Queste opere spesso sono rappresentate in chiave ironica umoristica. È questo il caso de “Li zite ‘ngalera”, “I fidanzati nella galera”, la quale è un’opera comica in napoletano del compositore italiano Leonardo Vinci, su libretto di Bernardo Saddumene.

La trama dell’opera

La trama dell’opera riprende il tema dell’amore e del rifiuto interpretandolo ironicamente e giocosamente. La vicenda si svolge a Vietri sul Mare, dove il giovane gentiluomo sorrentino Carlo Celmino abbandona il suo vecchio amore, Belluccia Mariano, per la sua nuova fiamma, Ciomma, detta anche Ciommetella, Palummo.

Il nuovo amore di Carlo è parte della famiglia della vecchia Meneca Vernillo, madre di Titta Castagna, che ama, seppur non sia ricambiato, Ciommetella. La stessa Ciomma è oggetto anche delle attenzioni amorose del barbiere Col’Agnolo. Belluccia, per ritrovare Carlo e recuperare l’onore e l’amore perduto, scappa dalla casa paterna e si traveste da uomo, assumendo il falso nome di Peppariello.

Travestita in tal modo, riesce a far innamorare di sé numerose donne del luogo, tra le quali la stessa Ciomma. L’Oria si finisce quanto giunge in loco il padre di Belluccia, il comandante di galera Federico Mariano, servito fedelmente dal suo schiavo Assan. Egli, avendo riconosciuto la figlia e Carlo, minaccia entrambi di morte. L’amore tra i due giovani trionfa e, dopo essersi riconciliati, i ragazzi si sposano ottenendo quindi il perdono paterno.

La rappresentazione prende il nome proprio dall’ultima scena, nella quale i ragazzi, Carlo e Belluccia, ormai sposati, partono lasciando ai paesani il ricordo de “li zite ‘ngalera”. La prima dell’opera ci fu il 3 gennaio 1722 al Teatro dei Fiorentini di Napoli, teatro più antico di Napoli, ad oggi distrutto.

La storia del teatro dei Fiorentini

Venne fondato nel 1618 e prese il nome dalla vicina Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Nel primo secolo di attività venivano date solamente rappresentazioni in prosa, ma nel 1706, vista la debole attività che veniva svolta in esso, rappresentazioni di poco conto, si decise di rinnovarlo e di trasformarlo quindi in un teatro d’opera.

Ciò fu possibile anche grazie a Nicola Serino, che nel 1706 fu il nuovo direttore del teatro. Il teatro divenne uno dei maggiori palcoscenici napoletani, che vide la rappresentazione delle opere dei msggiori autori napoletani. Il 17 gennaio 1711, un incendio distrusse la struttura, che fu riaperta due anni dopo, nel 1713. Nel 1747 il teatro fu rilevato da Pietro Trinchera, operazione conclusasi miseramente nel 1755. Dal 1773 al 1779 il teatro fu restaurato e ampliato secondo i progetti di Francesco Scarola, allievo di Ferdinando Fuga.

Nel 1941 il teatro fu nuovamente danneggiato da un bombardamento. Negli anni cinquanta del XX secolo ne fu completata la demolizione, durante il prosieguo dei lavori di costruzione del nuovo rione Carità. Smise definitivamente di essere un teatro, trasformandosi in ciò che ancora oggi risiede in quel loco, una fondazione che porta il nome di Fiorentini, la quale inizialmente fu un cinema e attualmente una sala da bingo.

 

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