Lettera al presidente Renzi sulla Buona Scuola

la buona scuola caserta

Cosa salvare del discorso di Matteo Renzi sulla “Buona Scuola?” Probabilmente un’unica frase, che la scuola, quella davvero buona, in Italia l’abbiamo già e si regge sull’impegno di tante donne e tanti uomini che ogni giorno portano avanti il loro lavoro, nonostante gli impedimenti, materiali, burocratici, sociali ed economici. La buona scuola non è un semplice ideale, né un hashtag accattivante sui social network. È il professore che si sforza di capire il suo allievo, la sua psicologia, le sue ambizioni e le sue debolezze, tutti elementi e valutazioni che nessun test potrà mai evidenziare. È la maestra che continua ad insegnare, anche se la LIM non funziona; è lo studente che si siede al suo banco ogni mattina con la voglia di apprendere, anche se cadono i calcinacci dal soffitto.

In un video pubblicato da Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio ha esposto i punti centrali della sua riforma, provando a spiegare i nodi più discussi del ddl. Alternanza scuola-lavoro; cultura umanistica (e non umanista); più soldi agli insegnanti; autonomia e continuità. Tante belle parole che non assicurano alla scuola quel processo di ringiovanimento, snellimento e miglioramento che attende da anni. Merito, democraticità, giustizia e oculatezza degli investimenti, qualità e innovazione sono ancora a rischio se il ddl dovesse diventare legge. Il video di Renzi ha più il sapore di una trovata pubblicitaria, di una dichiarazione demagogica che di una proposta seria e effettiva di collaborazione. Un artificio comunicativo da cui traspare la voglia di protagonismo del premier, evidentemente a suo agio davanti alle telecamere, ma non abbastanza convincente alle prese con lavagna e gessetti:

Le forti critiche degli insegnanti, dei alunni e del personale ATA, insieme allo sciopero generale del 5 maggio, hanno spinto Renzi ad aprire al dialogo. Con una lettera aperta, Il coordinamento dei docenti della provincia di Caserta ha accolto la proposta del primo ministro, rispondendo punto per punto alla sua offerta di confronto e sottolineando cosa non va del ddl e cosa andrebbe rivisto con urgenza:

“Gentile Presidente, se dobbiamo discutere in maniera concreta, facciamolo. Penso di poter parlare a nome della maggioranza dei docenti italiani, affermando  che una riforma della scuola è attesa da ognuno di noi da molto tempo e che tutti siamo convinti che ci debba essere un principio di meritocrazia. Discutiamo di alcuni punti:

1) LA VALUTAZIONE.  Il nostro disappunto a riguardo non deriva dal fatto che si voglia valutare il nostro operato, ma è come e chi debba valutare! Le dinamiche del nostro lavoro sono varie e complesse e riteniamo pertanto che il Dirigente Scolastico, DS, per quanto valido, non possa essere un tuttologo. Allora perché non far scaturire la valutazione da un incrocio di parametri a garanzia dell’oggettività? Noi docenti quotidianamente intessiamo una molteplicità di relazioni. Interagiamo con gli alunni, ma anche con i loro genitori, con il Dirigente, con i colleghi, con il personale ATA e con tutto un mondo che gira intorno alla scuola. Una valutazione che scaturisca dall’insieme di questi pareri sarebbe veramente obiettiva, equa e imparziale!
2) LA CONTINUITÀ. Portiamo sul piano concreto gli effetti degli albi territoriali. Ogni tre anni entro luglio (suppongo, altrimenti con i tempi didattici non ci si trova e non ottobre come dice il DDL) il DS ha la possibilità di “scegliere” (termine odioso, direi), attingendo dall’albo territoriale. Analizziamo quali potrebbero essere i potenziali scenari:
a) Il DS, che dirige un illustre istituto in pieno centro cittadino, invia la sua richiesta, basata (si spera) sull’effettivo bisogno della scuola, ai docenti che, a loro volta, devono vagliare le proposte (si spera) ricevute. Il docente X, quale scuola sceglierà? Quella sul pizzo della montagna o quella al centro della città? Quella situata nel sobborgo o quella ai Parioli?
b) I 100.000 futuri assunti, come li chiama il Governo, ma io trovo più esatto dire, regolarizzati, non sono lavoratori in più, ma sono persone che già militano (e da parecchi anni) nella scuola e occupano posti vacanti. Facendo pertanto un veloce calcolo matematico, sembra logico chiedersi se i docenti inclusi nell’albo territoriale basteranno per coprire tutte le richieste. C’è forse il pericolo concreto che i DS, soprattutto quelli delle scuole più difficili, non riescano a trovare personale (anche alla luce del fatto che con il tempo non ci saranno più supplenti, in quanto dopo 36 mesi non si potrà più essere richiamati)?
c) Sinceramente, per quanto mi sforzi, non riesco a vedere una vera continuità didattica in un avvicendamento di  docenti che vanno e vengono, a discrezione del solo DS e in base alle molteplici  variabili necessità dell’Istituto; ma non sarebbe invece da valutare come un merito la costanza del docente X (specialmente di quelli che vivono in realtà difficili e borderline), che decide di contribuire a migliorare la qualità della  propria scuola, insieme ai colleghi e al DS, giorno dopo giorno, anno dopo anno, difficoltà dopo difficoltà, dimostrandosi anche versatile e multitasking (come è di moda dire oggi)? Non è un modo per incentivare lo spirito di appartenenza a una comunità, quale è la scuola?
d) Se il docente X si trova in una condizione di seria difficoltà (ad es. vedova/o con figli piccoli, gravidanza, età avanzata), che in qualche modo possa influire, in maniera provvisoria o permanente, sulla sua “produzione”, quale DS lo sceglierà? Non crede che venga violato in un certo senso il principio della pari opportunità?
e) Se nessun DS lo sceglierà, il nostro povero docente X , che fine farà? Diventerà un supplente a vita, girando di scuola in scuola all’interno di questo albo territoriale (provinciale? Regionale? Distrettuale? Chissà!). Anno dopo anno il docente X diventerà il tappabuchi della categoria, pur avendo vinto un concorso o essersi abilitato con la SICSI o il TFA. Con quale entusiasmo e serenità porterà avanti il suo lavoro?
f) Clientelismo, nepotismo. E non commento oltre.
3) QUALITÀ. Il disegno all’ art. 7 comma 3 lettera d) di legge recita: ‘utilizzo del personale docente di ruolo in classi di concorso diverse da quelle per la quale possiede l’abilitazione, purché possegga titolo di studio valido all’insegnamento’. Ma lo sa Lei, Presidente, dopo 15 anni che insegno, quanto tempo, quanta fatica, quanto impegno mi ci è voluto per sviluppare una didattica relativa alle discipline che insegno che sia efficace, duttile, creativa? Ha presente quanti schemi, mappe concettuali, dispense, power point, lezioni LIM, esercizi di problem solving, rubriche di competenze, griglie di valutazione, programmazioni per moduli, per unità didattiche ho dovuto produrre, creare, ideare? Quanti corsi di formazione e aggiornamento sulla valutazione, sul CLIL, sulla PNL, sul coaching, sull’uso della LIM, sulle IT facciamo noi docenti a spese nostre e trovando il tempo tra un Collegio, un Consiglio di classe e la correzione dei compiti (quest’anno ne avrò corretti 900)? Lei sostiene di voler restituire dignità ai docenti, ma nel Suo disegno di legge fa passare il messaggio che basti avere una laurea ‘valida’ per poter insegnare. Dignitoso secondo noi è invece essere rispettati per la nostra professionalità! E già che ci siamo, non porta certo decoro alla nostra categoria essere additati come esseri non dotati di un pensiero personale, ma influenzabile dal politico o sindacalista di turno!!
4) ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO. D’accordissimo che la scuola deve preparare al mondo del lavoro, ma le opportunità devono essere uguali per tutti e invece non lo saranno! Tutti sappiamo che il numero delle aziende non è distribuito in maniera omogenea sul territorio nazionale e pertanto le occasioni non saranno uguali per tutti i nostri studenti. Lo stesso discorso vale per il 5 X mille, ma perché non distribuirlo su base nazionale o regionale, non è l’unione che fa la forza?
5) DIDATTICA. Una sola domanda. Perché mai l’aspetto didattico, l’Offerta formativa, la programmazione dovrebbero essere affidati al solo DS o al massimo al Consiglio di Istituto  e non al Collegio dei docenti???? Ma non siamo noi i “tecnici”, gli specialisti in questo campo? Non certo i genitori, il DSGA, gli studenti e l’eventuale sponsor che fanno parte del Consiglio di Istituto!!!! È un po’ come affidare il Ministero della Salute ad un economista, quando nel proprio staff è disponibile un medico!!!

Ma chissà se è vero che Lei ci ascolterà! Come mai tanta fretta di far approvare il Suo Ddl! E’ perché vuole assumere al più presto i colleghi? Giustissimo. Allora faccia le assunzioni per decreto e discutiamo con calma e senza fretta per costruire insieme una vera buona scuola!
Cordiali saluti
Coordinamento docenti di Caserta”

La mobilitazione dei docenti casertani contro la “Buona Scuola”:

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1 COMMENTO

  1. LA BUONA SCUOLA 1) rinnovare il contratto della scuola scaduto da 6 anni; 2) Abolire chiamata diretta dei presidi, per evitare clientelismo; 3) Abbassare il numero di alunni per classe; 4) NON DARE UN CENTESIMO ALLE SCUOLE PRIVATE; 5) Rispettare la categoria docenti che è stata selezionata per merito ( SSIS, Concorsi, TFA, PAS)

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