NAPOLI. Il sogno, in modo agrodolce, alla fine è passato. Il Napoli torna sulla terra, dopo aver incastrato una Galassia intera (un applauso a chi coglie il riferimento). Ma cosa resta di quei cinquanta minuti spaziali? Cosa raccoglie il Napoli dopo quella che è stata la doppia sfida più importante da trent’anni a questa parte?

Crediamo sia giusto riassumerlo in tre grandi verità, la cui ultima può sembrare piuttosto irriverente.

1. Una mentalità più matura ed un pubblico tornato grande

Napoli – Real Madrid ha visto il ritorno del pienone allo stadio, ma non solo. I tifosi hanno dimostrato di poter essere un gruppo maturo e intelligente, capace di cogliere le qualità della propria squadra e di rimanere innamorato, come non accadeva da tempo. Non si vedeva infatti dal 2011-2012 una passione così forte e un’apprensione così marcata, e detto sinceramente, è chiaro segnale del fatto che i tifosi del Napoli si siano tolti quell’onta di imborghesimento che si era insinuato dall’inizio di questa stagione. Se riusciamo a rimanere così anche nella partita più piccola, vedasi Crotone, allora vuol dire che potremo ambire finalmente a qualcosa di più.

2. Un gioco che da far rosicare Zidane

Il gioco del Napoli, prima che Sergio Ramos si ricordasse a cosa serve in campo, è stato stellare. Tutto a memoria: ritmi alti, passaggi semplici e manovre in stile Playstation. Sarri ha costruito un capolavoro tattico, tanto che possiamo permetterci di dire che ha messo in ginocchio una squadra abituata a prendersi tutto quello che c’è in palio. Che poi sia successo lo stesso, è dettato dalla fin troppa esperienza del Real, ma se Cristiano Ronaldo nel tunnel all’intervallo ha detto ai compagni con tono timoroso “Non sappiamo difendere”, qualcosa abbiamo fatto. E soprattutto se Zidane, piccato, ha detto ai giornalisti che hanno passato il turno grazie alla loro “qualità”, vuol dire che per un po’ hanno temuto di non farcela. Segnatevela.

3. Panchinaro una volta, panchinaro per sempre.

Che tu giochi in Italia o che tu giochi in Spagna fa poca differenza: Se caratterialmente sei ancora immaturo, sarai sempre la seconda(o terza, quarta) scelta del tuo allenatore. È semplicemente questione di stile, caro Alvaro.

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