L’antibiotico-resistenza: un triste primato italiano

La resistenza agli antibiotici è complice di alcune cattive abitudini come assumere elevate quantità di farmaci e non rispettare le prescrizioni mediche.

L’antibiotico-resistenza è un processo che si innesca all’interno del nostro organismo nel momento in cui un agente patogeno è in grado di sviluppare una resistenza, appunto, nei confronti dell’antibiotico e di conseguenza il batterio può replicarsi indisturbato provocando una malattia acuta.

L’antibiotico-resistenza può assumere i connotati di una resistenza primitiva, ossia appartenente geneticamente ad un certo individuo e su cui, ad oggi, è pressoché impossibile intervenire clinicamente in modo efficace, ed una acquisita. Quest’ultima sta diventando una delle principali cause di decesso nella popolazione italiana.

Le motivazioni sono molteplici e da ricercarsi nell’inosservanza di alcune semplici ma basilari regole che puntualmente vengono trasgredite.

Anzitutto è fondamentale sapere a cosa serve un antibiotico. La sua messa in commercio avvenne a seguito di meticolose scoperte scientifiche degli anni ’50 del secolo scorso. Nel 1952 vennero isolati dei ceppi batterici di Shigella, in grado di causare patologie infettive del tratto gastro-intestinale e di Escherichia Coli, agente sul tratto intestinale inferiore e nel mesocolon.

All’epoca si riteneva che gli esperimenti condotti sui suddetti agenti patogeni (al tempo responsabili del 60% della mortalità nella popolazione europea) avessero scongiurato la possibilità di un loro “ritorno di fiamma” dal punto di vista della morbilità per le patologie infettive.

Ciononostante Pasteur (medico e scienziato che inventò la penicillina, tutt’oggi tra i più efficaci antibiotici di cui possiamo disporre) e soci non riuscirono, per i limitati mezzi di allora, a prevedere che lo sconsiderato utilizzo di quei farmaci, tanto efficienti quanto pericolosi, avrebbero potuto indurre una “metamorfosi” nei patogeni verso cui si voleva esercitare un’azione battericida (uccisione degli ospiti batterici) e/o batteriostatica (blocco della replicazione batterica).

La cattiva informazione, la riduzione delle visite specialistiche e di ambulatorio nonché uno scorretto utilizzo degli antibiotici in ambiente domestico hanno fatto sì che, nell’anno 2018, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e il Centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (ECDC) rendessero noti i risultati di alcune recentissime relazioni svolte per evidenziare come il fenomeno dell’antibiotico-resistenza andasse ad associarsi in maniera preponderante verso l’aumento della mortalità nella popolazione italiana.

La causa mortis è da ricercarsi nell’utilizzo erroneo degli antibiotici, spesso utilizzati ad esempio per la cura delle infezioni virali, come ad esempio l’influenza, e non di quelle batteriche per cui vanno prescritti questi farmaci. E’ noto da queste ricerche, inoltre, che solo 1 italiano su 20 legge dettagliatamente il foglietto illustrativo incluso col medicinale all’interno della confezione. Non meno importante il mancato rispetto degli orari di somministrazione dell’antibiotico per cui un ciclo di 24 ore deve essere completato assumendo per tre volte al giorno il farmaco (dunque uno ogni 8 ore) per avere una protezione efficace. L’ECDC ha inoltre associato alla resistenza da antibiotico la quantità abnorme di farmaci che. soprattutto nella fasci d’età 60-85 anni, viene assunta e che rischia inevitabilmente di creare delle interazioni anomale con gli antibiotici stessi, favorendo peraltro la resistenza.

Altra componente che balza all’occhio è la mancata conoscenza da parte dei professionisti sanitari del corretto uso degli antibiotici e sull’attitudine della loro resistenza. Per questo motivo l’ECDC ha promosso un’iniziativa a livello europeo per la quale ogni membro di un’ equipe sanitaria negli ospedali pubblici dovrà compilare un sondaggio nel quale rende note le proprie conoscenze in materia e propone nuove strategie per dirimere la questione.

Una guida all’assunzione corretta dell’antibiotico è già disponibile, dal 1° marzo dell’anno corrente, in versione cartacea per medici, infermieri, ostetrici, odontotecnici e tecnici farmaceutici e inoltre disponibile sul sito dell’ECDC. Inoltre il Ministero della Salute ha disposto una circolare in cui viene descritto il protocollo con titolo “sistema nazionale di sorveglianza sentinella dell’antibiotico resistenza”.

Lo scopo sarà primariamente quello di sensibilizzare tutti i fruitori del Servizio Sanitario Nazionale ad informarsi circa il prodotto farmaceutico che stanno assumendo con la speranza che possa essere ridotto il tasso di mortalità italiano (oggi su 9 milioni di ricoveri in ospedale si riscontrano da 450.000 a 700.000 casi di decessi, pari al 7-8 % di tutti i pazienti ricoverati nei nostri ospedali), un triste primato che purtroppo ci appartiene. Intervenire è un obbligo e un dovere (nel 2050 si teme che l’antibiotico-resistenza in Italia superi la mortalità dei tumori) così come è un diritto costituzionalmente garantito,  che il cittadino deve esercitare, per garantire a sé e alla comunità il miglior stato di salute possibile.

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