La Tombola e la lite tra re Carlo e un domenicano

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Da dicembre è tempo di tradizioni e festività natalizie. Le tradizioni sono l’esempio di come la storia influisca sui comportamenti umani, ma anche viceversa. Un tuffo nel passato che ancora oggi non manca mai nel periodo natalizio, è il gioco della tombola. Tale gioco da tavola nacque a Napoli, uno dei passatempi più arcaici, diffusi e divertenti che ancora allieta le fredde notti natalizie nella nostra città. Questa è la storia della tombola.

La Tombola che agli occhi di un comune e odierno giocatore, è l’emblema del divertimento partenopeo, ricco della sua vivacità che sfiora il turpiloquio di molte persone. Non a caso nei tempi antichi nacque anche una disputa, a tratti politici, durante il XVIII secolo tra il Re del regno di Napoli Carlo di Borbone e il frate domenicano Gregorio Maria Rocco.

Alla base della disputa vigeva il divieto da parte dei sudditi cristiani di prendere iniziativa al gioco del Lotto durante le festività. Il divieto scaturì un vero e proprio scontro tra lo stato Borbonico e la Chiesa. Infatti, Carlo deteneva il monopolio del gioco del Lotto, ancora oggi diffusissimo a Napoli, mentre il frate accusava d’immoralità non solo i cittadini trasgressori durante le festività, ma anche il sovrano.

Onde evitare l’alta diffusione del gioco d’azzardo, come la “Morra” e la nascita di un “lotto clandestino”, alcune famiglie tra le più insigni del regno, si organizzarono in modo casalingo, salvaguardando sia la morale cristiana ne disubbidiente a re Carlo, timoroso di vedersi soffiare gli introiti derivanti dal gioco.

Riprendendo alcune caratteristiche del gioco del lotto, come i numeri da 1 a 90 e la cabalistica della “Smorfia”, diedero le prime forme dell’odierna Tombola che man mano diventerà anche tra gli strati sottoposti lo spasso in attesa di porre nella culla del presepe il nascituro bambinello.

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