La libertà d’informazione nell’era digitale

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Sabato, 14 dicembre 2019 presso l’Auditorium Angelicum di Milano si è svolto dalle ore 9:00 alle ore 13:00 l’evento dal titolo: Le sfide della professione giornalistica oggi e la libertà d’informazione.

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Per introdurre l’evento è intervenuta Monica Forni, Presidente Unione cattolica stampa italiana Lombardia, la quale ha fatto un breve excursus sulla libertà di stampa e sulle sfide che il giornalista si trova ad affrontare nell’era digitale alla luce del testo unico.
La parola è passata poi a Pier Cesare Rivoltella, Direttore del Centro di Ricerca per l’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia e docente presso l’Università Cattolica di Milano.
Rivoltella, nel suo discorso ha toccato due punti:
1)Le caratteristiche dei Media oggi;
2)Le trasformazioni avvenute.
Per argomentare in modo chiaro il primo punto, ha fatto ricorso alla citazione di alcuni libri:
LA PELLE DELLA CULTURA, libro in cui l’autore Derrick de Kerchove descrive il modo in cui i media hanno esteso non solo il nostro sistema nervoso e i nostri corpi, ma anche la nostra psicologia. Secondo de Kerckhove questo avviene perché la televisione rappresenta una proiezione del nostro inconscio emotivo (mass-medium) ovvero un’esteriorizzazione collettiva della psicologia del pubblico. Egli è convinto che i computer siano sul punto di “inghiottire” la TV, spiegandone anche l’effetto storico che essi hanno avuto sugli esseri umani.
Il linguaggio e gli alfabeti costituiscono infatti, una sorta di software che ci ha predisposti alle nuove tecnologie. Ipotizzando una relazione simbiotica fra intelligenza e linguaggio, de Kerckhove analizza i meccanismi grazie ai quali la scrittura amplifica l’intelligenza.
La rete Internet rappresenta solo lo stadio embrionale di questo cervello collettivo.
L’autore quindi intende i Media come pelle cioè come contenitore e mediatore di cultura.
LA CONDIZIONE POSTMEDIALE, libro del 2005 di Ruggero Eugeni in cui l’autore spiega il fenomeno di migrazione dei Media all’interno degli oggetti di consumo quotidiano.
LA QUARTA RIVOLUZIONE di Luciano Floridi tratta degli sviluppi che stanno avvenendo nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, modificando le risposte a domande fondamentali. I confini tra la vita online e quella offline tendono a sparire portandoci a una connessione generale degli uni con gli altri senza soluzione di continuità.
Questo passaggio epocale rappresenta una quarta rivoluzione, dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud. L’espressione “onlife” definisce sempre di più le nostre attività quotidiane.
Floridi suggerisce che dovremmo sviluppare un approccio in grado di rendere conto sia delle realtà naturali sia di quelle artificiali, in modo da affrontare con successo le sfide poste dalle tecnologie correnti e dalle attuali società dell’informazione.
Nel secondo punto, invece, il Prof. Rivoltella ha isolato tre questioni relative a:
SAPERE, nel passato esso era contenuto in luoghi deputati come le biblioteche, ma emergeva il problema della reperibilità. Oggi, la situazione è completamente mutata e potremmo parlare di “secondo diluvio universale” delle informazioni. Esse, infatti, giungono a noi in sovrabbondanza o in forma intotalizzabile impedendoci quindi di averne una mappa.
PERSONALIZZAZIONE, le quattro grandi multinazionali trasversali GAFA (Google-Amazon-Facebook-Apple) controllano oggi una grande varietà d’informazioni.
AUTORIALITÁ, i dispositivi non sono solo personali, ma anche autoriali. Un tempo era il sistema a decidere chi ritenere autore, invece oggi, i social permettono la connessione a una moltitudine di persone che sempre più spesso sono prive di autorizzazione. Ciò diviene pericoloso poiché permette l’infiltrazione di un giornalismo deprofessionalizzato.
A portare avanti il tema sulla funzione del mediatore e del ruolo del giornalista è stato Alessandro Galimberti, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
Egli, ha esordito dicendo che la rivoluzione tecnologica che sta vivendo la nostra società non è da considerare come un male, anzi è una delle principali invenzioni dell’umanità dopo la scrittura.
Nel 1996 comincia in Italia, il mercato della tecnologia che riprese la cultura delle “no regole” nata nel corso degli anni ’70. Negli anni ’90 si posero quindi le basi del “no regole” per il web il cui principio fondante era: “tutti possono essere ciò che vogliono”.
Il Web 2.0 ha determinato il disastro, da quel momento in poi siamo divenuti autori di noi stessi.
Successivamente, nel 2014 con una sentenza europea si stabilisce il “diritto all’oblio” cioè una forma di garanzia che prevede la non diffusione di precedenti pregiudizievoli dell’onore di una persona.
In base a questo principio non è legittimo, ad esempio, diffondere informazioni relative a condanne ricevute o altri dati sensibili di analogo argomento, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca. In sostanza, il controllare è anche il controllato che rimuovendo un dato da internet crea un danno a sé stesso. Le leggi che regolamentano il diritto all’oblio si applicano esclusivamente alle persone fisiche.
Per quanto concerne la differenza tra Google e Facebook, il vicepresidente di Google News a Varese, Richard Gingras ha precisato: “Non prendiamo il valore di altri, ma veicoliamo…”.
Il Parlamento europeo ha approvato il 26 marzo 2019 la direttiva sul copyright nel mercato unico digitale.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro (M5s) ad esempio ha detto: “Siamo molto preoccupati che questo possa rappresentare un tentativo di limitare la libertà di informazione sul web, che è fondamentale”.
Prima di dare giudizi conclusivi, bisogna aspettare che la norma venga approvata definitivamente.
In Europa, dopo il voto del 26 marzo del Parlamento europeo, manca ancora quello del Consiglio che dovrà approvare una versione della direttiva identica a quella approvata dal Parlamento perché entri ufficialmente in vigore.
I singoli Stati, tra cui anche l’Italia, avranno due anni di tempo per recepire la direttiva. Insomma, gli effetti “pieni” del voto del 26 marzo all’Europarlamento potrebbero vedersi non prima del 2021.
Il testo prevede la responsabilità delle piattaforme digitali per la pubblicazione di contenuti protetti da copyright, e questa è una novità assoluta: finora infatti le piattaforme non avevano questo tipo di responsabilità. Sono però escluse diverse categorie di contenuti, ad esempio le enciclopedie gratuite online come Wikipedia. È poi previsto il principio per cui i titolari del diritto d’autore (scrittori, giornalisti, artisti ecc…) debbano essere remunerati dalle piattaforme per lo sfruttamento delle loro opere.
Sul web i reati di diffamazione sono imperseguibili e l’intermediario di rete è l’unico soggetto che può dare notizie certe sulla persona che ha postato un determinato video, frase ecc…
A causa delle mancate regole riguardanti l’obbligo giuridico di trasmissione di determinati dati, l’unica soluzione rimasta sembra essere quella di cogliere in flagrante l’autore del reato.
In questo sistema di mancata esistenza di regole, il giornalista, ha il dovere di avvicinarsi in modo leale alla verità e di leggere le carte deontologiche al fine di contribuire alla creazione di un mondo migliore, essendo portatore di valori.
A prendere la parola è stato poi Nello Scavo, Giornalista dell’Avvenire il quale ha brevemente illustrato come creare un rapporto di fiducia con i lettori e coinvolgerli nel processo informativo.
Ha raccontato di una sua esperienza personale, dimostrando che solo attraverso la fiducia è possibile ottenere collaborazione.
Anna Pozzi, Giornalista di Mondo e Missione ha esposto la difficile realtà che si trovano a vivere i giornalisti dell’Africa subsahariana in cui non è assolutamente scontato o facile fare giornalismo.
Ha spiegato che l’Eritrea è il Paese con il minor numero di utenti web (circa 70.000 persone) ne hanno accesso. Questo è dovuto alla rigida dittatura vigente nel Paese che esercita anche il controllo sul web. Tali sistemi di controllo sono forniti da aziende cinesi che stanno penetrando sempre più all’interno dei Paesi africani, soprattutto Kenya, Nigeria e Sudafrica attraverso la creazione di infrastrutture e l’istallazione di antenne.
La giornalista ha dato dunque una panoramica di ciò che accade oltre il Mediterraneo mostrandoci come sia ancora lunga la strada per il raggiungimento della libertà di stampa e non solo nel mondo.
Vania De Luca, Presidente nazionale Unione cattolica stampa italiana ha spiegato che al giorno d’oggi è cambiato il ruolo del giornalista, ma non il suo scopo di veicolare le informazioni.
Ha continuato dicendo che un buon giornalista deve tener presente tre punti cardine: Responsabilità, verità e onestà intellettuale nei confronti della collettività. Il giornalista deve essere mediatore tra diversi mondi poichè solo un giornalismo veritiero può essere rivoluzionario.
Infine, Don Stefano Stimamiglio, consulente ecclesiastico Unione cattolica stampa italiana – Sez. Lombardia ha concluso l’incontro affermando: “Bisogna rovesciare l’ordine delle notizie e dare voce a chi non ne ha”.

Un incontro illuminante e interessante che ha dato l’opportunità ai giornalisti presenti, ma non solo di aprire la mente a nuovi spunti di riflessione e di arricchire il proprio bagaglio culturale.

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