Italia: continua la fuga di cervelli

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fuga di cervelli

Negli ultimi anni, quelli che hanno visto il nostro Paese entrare in una profonda crisi socio-economica, uno dei fenomeni più importanti che si è generato è quello della migrazione in paesi esteri. Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Spagna, sono alcune delle destinazioni dei nostri connazionali.

Tra i motivi più diffusi c’è il forte tasso di disoccupazione che coinvolge soprattutto la fascia della popolazione che comprende i 20-40 anni e che ha spinto e continua a spingere molte persone a questa soluzione estrema.

Analisi della migrazione italiana fino al 2012
Analisi della migrazione italiana fino al 2012

Secondo quanto diffuso dall’AIRE, l’Anagrae degli Italini Residenti all’Estero, negli ultimi anni è sempre maggiore il numero dei cittadini italiani che migra verso altri paesi. A livello generale, infatti, anche il 2013 riporta agli occhi una crescita del suddetto fenomeno. Sarebbero 94.126 gli italiani che hanno lasciato il proprio paese di origine, con un incremento registrato del 19,2% rispetto al 2012.

Dati preoccupanti se si pensa che soltanto nel 2011 i migranti erano 60.635. Numeri che, come si evince dai dati riportati, non smettono di crescere.

Lasciare l’Italia, sì, ma per andare dove? E per fare cosa? Fino a qualche anno fa molti dei connazionali decisi a fare questo grande passo tendevano a stabilirsi con successo in Germania. Nel 2013, però, è la Gran Bretagna a diventare il primo Paese mondiale di emigrazione per gli italiani. La fascia di età di riferimento è ancora quella che va dai 20 ai 40 anni. Giovani che abbandonano le proprie famiglie, i propri amici, la propria vita per ricominciare tutto in un altro Paese. Giovani laureati che preferiscono ricominciare daccapo in un altro Paese anche se questo vuol dire partire da incarichi di lavoro diversi da quelli pe cui hanno studiato, come quello del cameriere in un pub, perché, forse, non si tratta soltanto di trovare o meno un impiego, in Italia sembrano proprio venire meno i diritti dei lavoratori. Diritti che, all’Estero, vengono rispettati e che, quindi, generano maggiore fiducia nelle persone.

Non si deve riflettere molto per capire che tra i motivi principali di questa migrazione di massa c’è sicuramente la paura di non trovare un lavoro nel proprio Paese che, nel 2015 è diventata quasi una certezza.. La maggior parte dei migranti è costituito da giovani fortemente scolarizzati che non riescono a trovare una collocazione stabile in Italia e che, nel peggiore dei casi, non riescono nemmeno ad inquadrarsi e ad essere inquadrati in un settore specifico e di riferimento.

Caos, paura, ansia, stress, assenza di punti di riferimento e carenza di autostima sembrano definire in pieno la figura del giovane italiano attuale, abbandonato dalle istituzioni di un Paese che preferisce prendere da fuori piuttosto che sviluppare quanto di buono c’è al suo interno; un Paese che sembra essere parecchio contraddittorio se si pensa che lascia, dapprima, scappare i suoi cittadini in altri Paesi e poi li celebra parlando della fuga dei cervelli. Non si può sempre pensare che i soldi non ci sono, non si può pensare che la crisi sia una giustificazione. Se si è entrati in questo periodo è perché sono stati commessi degli errori; non si può pensare, infine, che gli altri Paesi, più grandi e con più abitanti, siano in grado di gestire le normali dinamiche socio-economiche e l’Italia, invece, no. E’ normale incontrare delle difficoltà ma è importante avere davvero la volontà di superarle, nel modo più efficiente possibile.

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Marco Tancredi
Collaboratore XXI Secolo. Nasce a Potenza il 23/07/1986. Formatosi dapprima a Potenza, decide di intraprendere gli studi universitari presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove, a conclusione dell'intero ciclo di studi ottiene il titolo di Dottore Magistrale in Politiche Sociali e del Territorio con il massimo dei voti dopo aver discusso una tesi sulla marginalità urbana e sociale con riferimento alle persone trans.

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