Inchiesta “Mafia e Sport”

La Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi sta portando avanti da qualche tempo l'inchiesta su "mafia e sport"; che chiamerà in causa, mercoledì 28 giugno.

La Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi sta portando avanti da qualche tempo l’inchiesta su “mafia e sport”; che chiamerà in causa, mercoledì 28 giugno, dalle ore 13,30 fino alle 15,30, tre Presidenti della Serie A.

Verranno ascoltati in Antimafia i tre principali Patron, della Serie maggiore, del Genoa, del Napoli e della Lazio; rispettivamente Enrico Preziosi, Aurelio De Laurentiis e  Claudio Lotito;non saranno gli ultimi. Partendo dalla Serie A alla Lega Pro e passando per le federazioni: lo scopo della commissione è fare chiarezza sulle intrusioni di una criminalità organizzata che nel pallone cerca canali per acquisire consensi elettorali ma soprattutto economici.

Non si parla di indagini giudiziarie in corso, ma dì semplici approfondimenti che i parlamentari avranno con i protagonisti del potere del calcio a tutti i livelli.  Oltre a dirigenti sportivi, sono stati ascoltati anche giornalisti e rappresentanti della giustizia ordinaria.

Il Presidente della Juventus, Andrea Agnelli, nelle scorse settimane è già stato ascoltato dall’Antimafia per il suo rapporto diretto con Rocco Dominello, figlio di un boss della ndrangheta, la loro conoscenza è documentata da due intercettazioni e da una testimonianza dello stesso Dominello resa durante l’interrogatorio in carcere.

Il procuratore della FIGC, Giuseppe Pecoraro, ha allegato un’intercettazione ove Agnelli è a colloquio con il responsabile sicurezza della Juve, Alessandro D’Angelo, in cui si parla di un incontro tra il Patron bianconero, Dominello e altri ultrà; presso la Lamse SpS, holding controllata dallo stesso Agnelli. La conversazione risale all’agosto del 2016 e Agnelli spiega: “So che erano lì…io ogni volta che li vedevo, quando li vedevo a gruppi facevo scrivere sempre le cose sui fogli, perché nella mia testa era per dargli importanza che scrivevo quello che dicevano”. Dopo Agnelli si riferisce alla rivendita di biglietti forniti dalla società: “loro comprano quello che devono comprare, a noi ci pagano subito e poi gestiscono loro!”.

Pecoraro aggiunge anche un’altra intercettazione,  del marzo del 2014, per smontare il pensiero  secondo cui la società Juve non fosse a conoscenza del profilo criminoso di alcuni esponenti ultrà: “Il problema è che questo, afferma Agnelli riferendosi a  Loris Grancini (capo ultrà), ha ucciso gente”. D’Angelo replica che “ha mandato a uccidere”. All’inizio del 2014 il rapporto con Dominello e gli altri proseguirà ben oltre questa conversazione; nel suo interrogatorio  avvenuto in carcere il 3 agosto del 2016, Dominello racconta di aver conosciuto il Presidente a una cena ove era presente anche D’Angelo, nel 2011, di aver frequentato la sede della Juve dal 2012, e di aver successivamente parlato sempre con Agnelli della vendita di stock di abbonamenti ai capi ultrà.

De Laurentiis, invece, sarà ascoltato a riguardo; ma soprattutto sulla sua denuncia di minacce di gruppi ultrà nel 2006 e sulla presenza del figlio del boss Lo russo in cinque partite a bordo del campo allo Stadio SanPaolo.

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