Natività: gloria e tradizione di una nascita

In una notte di duemila anni fa, particolare, specifica, peculiare, contornata, forse, da un venticello piacevole, o dal freddo imperante, vagavano, tenendosi per mano, un uomo ed una donna: Maria e Giuseppe.

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In una notte di duemila anni fa, particolare, specifica, peculiare, contornata, forse, da un venticello piacevole, o dal freddo imperante, vagavano, tenendosi per mano, un uomo ed una donna: Maria e Giuseppe.

La paura e lo smarrimento per le doglie era tanta, quel bambino non doveva nascere proprio in quel momento, non c’erano posti negli alberghi, tutto era occupato perché c’era un censimento in atto. Immaginate una mamma presa dai dolori per il parto e la paura che ne consegue per un’esperienza del tutto sconosciuta; il fatto di non avere la tranquillità di mettere al mondo suo figlio in un luogo sicuro, di non potergli dare un posto che lo possa proteggere dalle intemperie e da qualsiasi altro pericolo. Questo probabilmente era lo stato d’animo di Maria e Giuseppe la notte in cui è nato Gesù, avrebbero voluto programmare quella nascita ma i piani di Dio sono diversi dalla nostra volontà, infatti Gesù nacque proprio in quell’ atmosfera, non in una stanza di una locanda ma in una stalla. Maria lo avvolse in una mangiatoia e capì che il prodigio era avvenuto. Sono trascorsi duemila anni da quella notte ed il miracolo della nascita di Cristo è tutt’ora presente nei cuori degli uomini…

…La vigilia di Natale si sente nell’aria, per le strade di Napoli si percepisce l’odore della pizza con le scarole, e si avverte la puzza del pesce fresco. I pescivendoli vengono da una nottataccia ma non sentono la stanchezza di quel lavoro, gridano ancora, fuori dalle pescherie, con tutta la voce che hanno dentro: «So viv, s movn, me facit purtà a casa o no sti capitun!?» Riferendosi ai capitoni contenuti in una vasca di plastica piena d’acqua. I napoletani sono abituati a queste grida, loro stessi si muovono in quella giornata piena di corse e confusione per gli ultimi acquisti, esattamente come fa il capitone nell’acqua fuggendo e sfuggendo a tutto ed a tutti. Gli odori che si sentono costeggiando le abitazioni sono davvero tanti, un miscuglio vero e proprio: il baccalà fritto e lesso che fa da re sulla tavola e il cavolo bollito per la famosa insalata di rinforzo.

Il Natale a Napoli è una tradizione, un rito, è una cerimonia che vede come protagonisti le portate ed i dolci: non deve mancare nulla, è Natale!

Esiste a Napoli e nel resto del mondo, l’altra faccia della vigilia di Natale, la veglia che fanno i cristiani nelle chiese, per quest’ultimi il Natale è un momento solenne, è il prodigio nel prodigio: nella notte più importante dell’anno Cristo si fa uomo e nasce in una grotta. Il figlio di Dio che sceglie di essere come noi, con le nostre debolezze, insicurezze, quelle fragilità che riempiono l’anima e la mente e talvolta sembrano insormontabili. Eppure Dio ha avuto l’umiltà di prendere le nostre sembianze!

La notte di Natale tra canti festanti e candele accese si scopre il bambinello Gesù, il più piccolo della famiglia lo prende in braccio e lo fa baciare da tutti i presenti, ognuno affida a Lui una preghiera, una raccomandazione, un desiderio che cela nel cuore. Ed è «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra a gli uomini di buana volontà!»

Nel mondo in ogni momento nascono milioni di bambini, ricchi, poveri, desiderati, accolti, rifiutati, eppure la nascita vissuta in una maniera così abitudinaria è pur sempre un momento miracoloso, prodigioso, misterioso, perché nella maternità si cela la vita nella vita, un momento che trova suggello e culmine proprio nel parto. Quando nasce Gesù avviene un miracolo perché è il prodigio nel prodigio: Dio che si fa uomo.

Gesù da povero, nacque in una grotta fu deposto in una mangiatoia con le attenzione e le meraviglie degli angeli in festa che annunciarono l’arrivo di un re. Una notte di magia e mistero in cui il cielo stellato è illuminato da una luce particolare quella del re dei re, venuto al mondo per unire tutti gli uomini in una sola famiglia quella di Dio.

Le tenebre che viviamo ogni giorno quando affrontiamo situazioni particolari, difficoltà, problematicità, sono rappresentate dal buio di quella notte di fede peculiare e mistica, mentre la nascita di Cristo ci porta a compiere ogni giorno il prodigio in noi stessi, la fiducia che riponiamo in Lui che dev’essere la guida per la salvezza, la via, la verità e la vita.

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