Finanziamento dai soci: la postergazione

Le imprese che si trovano in crisi di liquidità, dovuta ad un semplice ritardo nell’incasso dei crediti commerciali, o peggio ad una più grave crisi strutturale interna, necessitano di attingere liquidità da fonti alternative. Quella più ricorrente è il finanziamento da parte dei soci.

Nel primo caso si verifica una situazione di bisogno non grave, e la scelta dei soci di finanziare la società è dettata soltanto da un carattere di opportunità, o di vantaggio competitivo, se il credito bancario risulta troppo lungo sul piano istruttorio, o troppo oneroso.

Nel secondo caso, al contrario, quando il credito bancario viene negato, oppure le entrate previste non sono sufficienti a coprire le uscite programmate, la situazione finanziaria della società versa in uno stato patologico grave, che mette a rischio gli altri creditori sociali.

È interessante approfondire questo aspetto, in considerazione anche della degenerazione che ne può scaturire.

I soci, a differenza degli altri creditori sociali, conoscono perfettamente il reale stato della situazione finanziaria della società, e possono quindi facilmente prevederne l’evoluzione. Può capitare che in previsione di risorse insufficienti a saldare tutti i debiti, i soci, in mala fede, provvedano a soddisfare prima di tutti i loro personali crediti, saldando con l’eventuale residuo di risorse gli altri creditori sociali.

In difesa di questi ultimi, il codice civile, con l’art.2467 stabilisce l’istituto della postergazione. Tale istituto dispone che il rimborso del finanziamento effettuato dai soci sia “postergato”, vale a dire ammesso soltanto successivamente al rimborso in favore degli altri creditori sociali.

La postergazione, quindi, rafforza la posizione dei creditori sociali diversi dai soci, perché la garanzia patrimoniale della società si allarga di un primo ordine di rimborso preciso.

Tuttavia, bisogna chiarire che la postergazione non obbliga gli amministratori a rimborsare i crediti verso i soci per finanziamenti solo dopo aver necessariamente rimborsato tutti i creditori esterni. Altrimenti si verrebbe a creare un disincentivo dei soci ad intervenire finanziariamente in aiuto della loro stessa società in crisi. Inoltre sarebbe impossibile farlo sul piano operativo, visto che si dovrebbe verificare la condizione particolare in cui tutti i debiti della società siano stati prima estinti, compresi quelli fisiologici dovuti all’ordinaria gestione.

Dal momento che la postergazione interviene nel caso di stato patologico grave, il rimborso ai soci può essere effettuato senza conseguenze, se le cause che hanno generato tale stato patologico siano state rimosse, ad esempio con l’incasso dei crediti commerciali ormai arrivati a scadenza, oppure con l’arrivo di nuove commesse che generano le condizioni per accedere al credito bancario, e la società sia quindi tornata ad una normale situazione di equilibrio finanziario.

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