Il famigerato goal dell’ex: è giusto esultare o no?

La storia ci insegna: il goal dell'ex è ormai una dura legge del calcio. Fischi, insulti per l'ex di turno che, quasi da copione, poi la infilza in rete. Ripercorriamo tutti i gol di ex nella serie A italiana.

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Higuain e il goal dell'ex

La storia ci insegna: il goal dell’ex è ormai una dura legge del calcio. Fischi, insulti per l’ex di turno che, quasi da copione, poi la infilza in rete. A decidere fatalmente l’incontro è proprio lui che, se in passato ha indossato la maglia del tuo cuore, oggi ne veste un’altra, magari proprio quella dai colori che non sopporti. Probabilmente non c’è dolore più grande per un tifoso. Nella maggior parte dei casi queste marcature sono accompagnate dalla non esultanza o, quantomeno, da un’esultanza pacata, composta, in segno di rispetto verso l’ex tifoseria; altre volte si assiste, invece, a manifestazioni di gioia o rabbia eccessive, quasi smodate. Manifestazioni tali da generare polemiche che potrebbero trascinarsi ad oltranza, per anni e anni. In realtà, diciamocelo, qualsiasi decisione prenda il calciatore potrebbe dar fastidio a qualcuno. L’ultimo, in ordine di tempo, a trovarsi in una situazione simile è stato il numero 9 della Juventus, Gonzalo Higuain.

Venerdì sera allo stadio San Paolo, infatti, l’attaccante argentino, grazie al prezioso assist di P. Dybala, è riuscito ancora una volta ed essere decisivo contro la sua ex squadra. Ma se nell’Ottobre 2016, sempre contro il Napoli, Higuain decise di non esultare, ora Gonzalo, core ‘ngrato, (così come l’hanno definito i tifosi partenopei dopo il suo tradimento) porta prima la mano all’orecchio alla maniera di Luca Toni, poi alla fronte; scruta infine verso la tribuna per cercare lo sguardo del presidente napoletano Aurelio De Laurentiis. Per i tifosi azzurri è soltanto una beffa, una presa in giro, per cui non riescono a far altro che continuare a fischiarlo ogni volta che tocca il pallone. Ma prima di Higuain tanti altri calciatori hanno fatto male alle loro ex squadre.

Emblematico fu il goal realizzato nel 2007 da Ronaldo “il Fenomeno” all’Inter mentre indossava la maglia del Milan, sua rivale per antonomasia. Dopo aver messo il pallone in rete, Ronaldo si portò le mani dietro le orecchie zittendo tutto il San Siro, gesto polemico che cancellò nell’immediato il brasiliano dai bei ricordi di ogni tifoso nerazzurro. Altra esultanza piena di rancore, accerchiata da non poche polemiche, è stata quella di Mattia Destro, ex giallorosso che, 2 anni fa, segna il rigore che ferma la Roma a Bologna, esultando a torso nudo sotto la curva rossoblu; esultanza che gli è costata sì la squalifica, ma gli ha permesso anche di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Discorsi che non valgono assolutamente per Gabriel Omar Batistuta, uomo che ha vestito la maglia della Fiorentina per quasi 10 anni. Un attaccamento così forte alla squadra e alla gente quello di Batistuta che quando segnò contro la sua viola con la maglia della Roma (siamo nel 2000) si mise addirittura a piangere, mentre i compagni lo abbracciarono, quasi a volerlo consolare.

Tra i veterani, per così dire, della non esultanza troviamo sicuramente Fabio Quagliarella. Gennaio 2016, stadio San Paolo: Fabio, allora centravanti del Torino, dopo aver messo a segno la rete del momentaneo 1-1, spiazzando Pepe Reina, non solo non esultò contro la propria ex squadra, ma chiese anche scusa al vecchio pubblico che tanto l’amava e lo considerava un beniamino. L’attaccante di Castellammare di Stabia unì le mani e chinò il capo in segno di perdono verso la curva partenopea, cosa che non piacque per niente ai granata, tanto che gli dedicarono, a tal proposito, uno striscione: “Non esulti dal 2001, per noi sei solo un 71”, epiteto poco carino nel linguaggio della smorfia. Ma non era la prima volta che Quagliarella evitava di esultare: lo ha fatto anche con la Juventus e con molte altre squadre, perché ne sono tante in serie A, a cui è stato legato. Insomma un must per il bomber della Sampdoria, che vede il goal alle ex quasi come un vero e proprio tradimento.

Il goal dell’ex è dunque divenuto un classico nel mondo del calcio. Ma se è vero che esultare o meno è una scelta personale, (si è padronissimi di astenersi dall’esultanza se ci si sente di non doverlo fare) è anche vero che fare goal è il mestiere di un calciatore, soprattutto se si tratta di un attaccante; vieni pagato appositamente per questo. Trovare la via del goal è sinonimo di realizzazione, d’orgoglio per un giocatore, per cui, se vogliamo, è anche qualcosa di innaturale non esultare dopo aver fatto bene il tuo lavoro. Detto questo, nello stesso tempo se ami davvero i colori di una maglia e senti di appartenere nel profondo ad una città e al suo popolo, non te ne vai. Perciò il giorno in cui segni contro loro, devi esultare, non essere ipocrita, a patto, ovviamente, che si resti nell’ambito della decenza e del decoro. Infondo il calcio è il gioco più bello e appassionante del mondo anche per questo.

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