Conoscenza, Cono-scienza!

Conoscenza, dall'unione della particella latina cum + il vocabolo greco antico gnòsis, è la consapevolezza e la comprensione di eventi, verità o informazioni per mezzo di esperienza, apprendimento o introspezione. Autocoscienza del possesso di informazioni interconnesse, che singolarmente avrebbero valore e utilità inferiori.

Auguste Rodin, Il pensatore, scultura in bronzo, 200×130×140 cm, 1880 – 1902, Musée Rodin, Parigi, dettaglio.

“Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.”

– Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno XXVI, 119-120

Conoscenza“, un termine, migliaia di significati. L’uomo ha sempre cercato di concepirne uno unitariamente universale, sfruttando tutti i mezzi a proprio favore, teorizzando, analizzando, studiando cosa essa sia, attraverso quali mezzi essa si manifesti, portandoci ad avere nel presente un’infinita possibilità di trattazione dell’argomento, dall’ambito filosofico a quello didattico.

Iniziamo insieme un viaggio alla scoperta della conoscenza!

C’è chi uguaglierebbe conoscenza ed informazione, ma le stesse hanno peculiarità differenti. Seppur nutrendosi entrambe di affermazioni vere, la conoscenza si differenzia e discosta perché essa è una particolare forma di sapere, dotata di utilità. La conoscenza esiste solo quando esiste una mente in grado di possederla.

La conoscenza vera e propria esiste esclusivamente in presenza di un utilizzatore che sia in grado di ricollegare le informazioni alla propria esperienza personale, ossia quando un’intelligenza sia in grado di utilizzarla. 

Lucas Cranach il Vecchio, Der Baum der Erkenntnis von Gut und Böse, albero della conoscenza del bene e del male
Lucas Cranach il Vecchio, Der Baum der Erkenntnis von Gut und Böse, albero della conoscenza del bene e del male

La conoscenza, come già detto, è un argomento trattato su più fronti, ne esiste anche una trattazione in chiave filosofica, dove essa descrive, generalmente, un’informazione associata all’intenzionalità. Lo studio della conoscenza in quest’ambito è compito dell’epistemologia e della gnoseologia.

La conoscenza è stata a lungo definita tramite una famosa citazione del dialogo platonico Teeteto, che afferma che essa è “teoria della giustificazione” della verità delle convinzioni. Questa definizione mette in luce l’importanza delle condizioni necessarie, anche se non sufficienti, affinché un’affermazione possa rientrare nella conoscenza.

Non esistendo un accordo riguardo ciò che costituisce conoscenza, certezza e verità, esse sono state ampiamente dibattute da filosofi storici e moderni, tanto da creare una vera e propria disciplina filosofica differente, dando vita, da un ramo di questa indagine, alla “filosofia dell’azione”.

Il cruccio principale dei filosofi è riuscire a rispondere a due semplici domand:

  • Come avere la certezza che le nostre convinzioni costituiscono effettivamente una “conoscenza”?
  • Quand’è che si ha vera conoscenza?

Certezza ed evidenza risultano essere caratteristiche epistemiche parti della stessa convinzione, esse affermano semplicemente che la convinzione è vera. Bisogna pertanto ricorrere all’introduzione di caratteristiche epistemiche diverse, come razionalità o criterio logico, per giustificare una particolare conoscenza, dimostrare cioè che essa corrisponde al vero.

Nella storia della filosofia occidentale esistono due linee di pensiero, spesso contrapposte, miscelate, scisse o ancora intrecciate tra loro, esse differenziano coloro che considerano la conoscenza un prodotto della mente e dell’indagine introspettiva, e coloro invece secondo cui la conoscenza deriva unicamente dai sensi, cioè dall’esterno.

La conoscenza non risulta solo essere la capacità di interpretare messaggi sensoriali provenienti dal mondo esterno, ma anche la capacità decisionale riguardo la scelta di intraprendere una certa azione.

La conoscenza viene spesso differenziata in conoscenza fattuale, la quale si basa sull’osservazione diretta, soggetta ed illusione, e conoscenza inferenziale, basata sul ragionamento che abbia per fondamento un fatto acquisito, o un’ulteriore conoscenza inferenziale, essa è meno verificabile per mezzo dell’osservazione e dell’esperimento.

È nata una vera e propria disciplina che si occupa della categorizzazione ed analisi della conoscenza, chiamata per l’appunto “gestione della conoscenza”, o Knowledge Management, che la distingue sostanzialmente in tre tipi:

  • conoscenza tacita
  • conoscenza esplicita
  • conoscenza incorporata

La conoscenza esplicita è quella particolare forma di conoscenza che può essere rappresentata, o più propriamente, diffusa tramite un supporto fisico.

La conoscenza tacita è quella forma di conoscenza che riguarda ciò che sappiamo, anche qualora non fossimo capaci di esplicitarlo, perché essa non è del tutto esplicitabile. Essa rappresenta la maggior parte della conoscenza di un individuo o di un gruppo di essi. Nel sistema della conoscenza gli esseri umani risultano essere parte integrante di essa.

La conoscenza incorporata è invece quella particolare forma che, pur esplicitata, non ha forma immediatamente riutilizzabile. Essa richiede delle conoscenze previe per essere estratta.

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