Cile in piazza contro il governo di Piñera

Santiago invasa in nome dei diritti dei cittadini, basta alle leggi antipopolari

Protesta contro il governo in Cile, a Santiago, nella giornata di ieri.

Vi hanno preso parte circa un milione di persone che, partite da Piazza Italia, cuore della protesta, hanno percorso la città agitando bandiere e facendo frastuono con mestoli e padelle, con l’intento di attirare l’attenzione delle autorità.

Ridurre le disuguaglianze sociali lo scopo della manifestazione che ha trovato espressione in una festosa marcia pacifica, convogliando un numero così alto di cileni da diventare una mobilitazione senza eguali, in risposta alle violenze perpetrate dall’Esercito e dai carabinieros, nonché al coprifuoco imposto dal Governo.

Tra gli obiettivi perseguiti figurano anche il ritiro dei militari dalle strade, l’abbandono delle leggi antipopolari ed una nuova Costituzione ottenuta per mezzo di Assemblee costituenti, riferisce un portavoce di “Unidad Social”.

Diversamente è quanto avvenuto a Valparaíso,  capitale legislativa del Cile, dove i manifestanti si sono scontrati con la polizia.

Politici e funzionari sono stati fatti uscire sotto scorta a seguito della tentata irruzione dei manifestanti nel Parlamento.

Da settimane erano evidenti i segnali del malcontento generale che aveva colpito il Paese, subito dopo la legge che aveva sancito un rialzo nel prezzo del biglietto della metropolitana.

Esso aveva un prezzo considerato già oneroso stimando gli stipendi medi cileni. Erano state però soprattutto le parole scelte dal ministro dell’economia Juan Andrés Fontaine ad urtare gli umori dei cittadini cileni, il quale aveva suggerito di uscire di casa due ore prima e di rientrarvi due ore dopo:

“Se volete risparmiare alzatevi all’alba e prendete la metro prima, fuori dall’ora di punta, a una tariffa più bassa”.

Dalle proteste innocue degli studenti contro il rincaro del biglietto della metro, avute luogo agli inizi di ottobre, le manifestazioni erano aumentate di intensità e di numero, così da suscitare la risposta aggressiva del governo, che ha proclamato lo stato di emergenza.

Nonostante fosse stata annunciata la sospensione della legge da parte del governo di Sebastián Piñera,  il presidente conservatore cileno,  le proteste non erano cessate.

Piñera, dal canto suo, afferma di aver recepito il messaggio.

Mercoledì aveva rese note alcune riforme a favore dei cittadini, quali l’aumento della pensione minima e del salario minimo e la salute pubblica ad un costo minore.

La normalità è tuttavia ancora lontana per il Cile: al termine della manifestazione a Santiago non sono mancati incendi, saccheggi e scontri.

Diciotto i morti, come riporta L’Instituto Nacional de Derechos Humanos de Chile, centinaia i feriti e settemila le persone arrestate dall’inizio degli sconvolgimenti.

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