I cento giorni di follia del Ruanda

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I cento giorni di follia del Ruanda. Chi li ricorda?    

Un tempo indicato come  Tibet dell’Africa, grazie ai suoi splendidi rilievi montuosi.

Il Ruanda evocava immagini di meravigliosi gorilla, vedute mozzafiato, grandi laghi, molteplici specie di alberi e uccelli, infinite foreste pluviali.

Dopo una convivenza pacifica durata circa sei secoli, poco più di vent’anni fa, tra gli inizi di aprile e luglio dl 1994, le etnie degli Hutu e Tutsi furono protagoniste di  un genocidio che provocò circa un milione di vittime. Orrendo sterminio, conseguente a odio razziale. Non esuli da colpe i colonizzatori tedeschi e belgi.

I genocidi della storia, in maniera profondamente perversa, hanno sempre avuto due obiettivi: potere e denaro.

Non esisterà mai una “logica”.

Uno dei più spaventosi genocidi della storia, in cui possiamo accertare con ragionevole certezza che gli autori dell’eccidio furono le milizie di un governo Hutu ormai morente. I Tutsi furono accusati di essere i responsabili dell’attentato all’aereo che riportava in patria il presidente Hutu Juvénal Habyarimana  nel giorno del 6 aprile 1994.

Dagli anni settanta il governo era ben saldo nelle mani degli Hutu.

In realtà gli estremisti Hutu, non avevano accettato che il Presidente condividesse democraticamente il governo con i Tutsi. I media, simpatizzanti degli Hutu, fecero la loro parte, infiammando gli animi Radio e Tv che simpatizzavano con loro, fecero la loro parte nell’infiammare gli animi, sollecitandoli a “schiacciare gli scarafaggi tutsi”.

Esiste anche la teoria che ad abbattere l’aereo del Presidente siano stati proprio gli Hutu, per creare una motivazione valida e cominciare lo sterminio.

Moltissimi Hutu agirono in proprio, a titolo personale, a colpi di machete, in una furia omicida senza precedenti.

Le squadre della morte offrivano una possibilità a coloro che possedessero i soldi per pagare i proiettili: morire con un colpo alla testa, piuttosto che essere ridotto a brandelli il machete.

In poco più di tre mesi, un milione di ruandesi di etnia Tutsi è stato massacrato dai propri connazionali Hutu. Donne e bambini fatti a pezzi a colpi di bastonate; omicidi e stupri consumati ovunque.

Ci si chiede, dove fosse il resto del mondo; spettatore impassibile di una simile tragedia. Il mondo chiuse gli occhi, fingendo e mentendo a se stesso, il Ruanda abbandonato al suo tragico destino.

Immagini raccapriccianti  trasmesse dai mezzi di comunicazione internazionali, un’ecatombe in diretta; ampiamente preannunciata.

L’opinione  pubblica mondiale scelse di assistere nel silenzio.

È importante come si nasce, lo è ancor più come si muore.

L’ONU inviò un contingente militare assolutamente inadeguato, che oltretutto non aveva il dovere di intervenire per fermare il massacro ma, di riportare a casa i turisti.

La versione di tale atteggiamento fu quella che non si era capito se si trattasse di genocidio (quindi l’ONU sarebbe potuta intervenire) oppure guerra civile.

Fu presa in considerazione la seconda possibilità.

Furono spettatori sul campo di battaglia; mentre il resto del mondo seguiva gli eventi, comodamente in poltrona

La situazione sembrò migliorare quando un esercito di Tutsi esuli, il Ruanda Patriotic Front, entrando nel Paese dall’Uganda, sotto la guida del generale Paul Kagame, tentò di ristabilire l’ordine. Intanto pose fine allo sterminio, l’ordine fu conquistato in seguito, dopo altri anni di scontri.

Nessuno avrebbe scommesso che oggi il Ruanda è un paese in pace, dove le donne ricoprono la maggior parte dei ruoli amministrativi e politici; la quasi totalità della popolazione ha l’assicurazione medica; almeno un milione di poveri è stato ricondotto a una vita dignitosa. Alcune società di statistiche lo definiscono uno dei Paesi più sicuri del mondo; altre società denunciano però la riduzione dei diritti civili e politici, ad opera del Presidente Paul Kagame, proprio quel generale che guidava l’esercito di liberazione.

Rispetto al 6 aprile 1994, però, direi che la popolazione può “tirare un sospiro di sollievo”.

Tra qualche giorno ricorderemo la Shoah, altro sanguinoso crimine umanitario che la storia abbia mai conosciuto.

Simili tragedie hanno come fattore “comune” la pazzia e l’idiozia di alcuni uomini.

“Chi salva una vita, salva il mondo” fortunatamente l’umanità ci regala anche

Schindler a proposito di olocausto.

Il timore è quello che da qualche parte del mondo accada sempre qualcosa del genere, fino a quando l’uomo non avrà la consapevolezza che due occhi a mandorla producono le stesse lacrime di un Islandese e che se un africano si taglia, il colore del sangue è lo stesso di chi nasce in Florida.

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