Caso Caccioppoli, le opinioni della IV Municipalità

Il caso del liceo Caccioppoli ha destato davvero scalpore all'interno della città. Il XXI Secolo ha deciso quindi di raccogliere le opinioni in un intervista esclusiva al presidente della IV municipalità di Napoli, il Sig. Giampiero Perrella. Ecco le sue dichiarazioni.

Il caso del liceo Renato Caccioppoli di Poggioreale ha scosso le coscienze non solo di tutti i cittadini napoletani, ma anche da parte delle istituzioni. Indignati per l’atto vandalico che ha visto come preda una tra le sedi dell’istruzione e culturali più attive sul territorio, il XXI Secolo ha raccolto le dichiarazioni di un’entità istituzionale molto importante a livello territoriale – il Presidente della IV municipalità di Napoli, Sig. Giampiero Perrella, il quale ha voluto prontamente ricordare che la sede non è ubicata sul territorio appartenente alla IV municipalità, ma bensì su quello della III in via Don Bosco, strada su cui è ubicato il liceo, in prossimità al confine tra le due municipalità.

Sig. Perrella, in quanto rappresentante delle istituzioni locali, vista la sua carica di Presidente della IV municipalità di Napoli, come si è comportato quando è stato informato  dello spiacevole evento?

«Come prima cosa, è stata subito inoltrata una nota alla città metropolitana, dato che l’ex provincia è tenuta a curare la manutenzione e la sostituzione degli elementi, oggetto dell’atto vandalico, per cui la Città Metropolitana è stata invitata alla tempestività, e a dotare quanto prima la scuola delle attrezzature di cui ha bisogno per riprendere l’attività. 

Il primo impegno oggi è quello di fare in modo che le attività didattiche riprendano e quindi di “riadottare” alla scuola dei termosifoni, dei computer, delle attrezzature, dell’impianto elettrico e di tutto ciò che è stato sottratto alla scuola, sia nell’ occasione dell’ultimo evento vandalico sia in occasione del precedente, e che ad oggi ancora non rende possibile la ripresa delle attività.

La prima azione attuata è stato l’invito alla città metropolitana poiché essa ha la competenza di effettuare questo tipo di interventi sulle scuole statali, dato che la struttura scolastica è statale.»

Le istituzioni sono state tempestivamente avvertite, in base a quanto affermato dalla Preside della struttura Sig.ra Roberta Tagliaferro. Qual è stata la loro reazione una volta scoperta l’entità del danno inflitto alla struttura?

«Per quanto riguarda il grido di allarme lanciato dalla preside, che ovviamente ha scosso tutte le coscienze istituzionali e cittadine, tra cui anche quella dell’assessore Palmieri del comune di Napoli, e ovviamente anche la Città Metropolitana, diretta protagonista di questa vicenda, tenuta concretamente ad intervenire per dare  risposta concreta al grido di allarme della preside. Un grido di allarme che poi si è concretizzato anche in una manifestazione di protesta a cavallo delle festività di capodanno organizzata dai ragazzi che, insieme alla preside, si sono recati al Palazzo San Giacomo per chiedere la restituzione del loro diritto allo studio che ad oggi è fortemente compromesso a causa di questo episodio.»

Dalle prime dichiarazioni della Preside della struttura, Sig.ra Roberta Tagliaferro, si evince l’impossibilità di valutazione, economicamente parlando, del danno inflitto alla struttura, almeno in prima approssimazione, risulta oggi possibile calcolarne l’ammontare?

«Essendo la competenza della manutenzione degli edifici scolastici statali in capo alla città metropolitana, non si dispone delle seguenti informazioni. 

Se fosse stato un edificio comunale tipo la scuola materna, elementare, sicuramente avrei fornito queste informazioni, ma trattandosi di edifici che non rientrano nella competenza delle municipalità c’è difficoltà a divulgare precise informazioni riguardo l’ammontare dei danni e sull’entità della somma che sarebbe necessaria per ripristinare la scuola.  Ciò che le municipalità, ed il comune, possono fare è cercare di spendere una parola a favore della scuola e sensibilizzare ulteriormente la Città Metropolitana, come già operato dalla IV municipalità che ha inviato una nota per chiedere un intervento forte affinché venissero stanziate le somme per rimettere a posto quella scuola. La prima esigenza da soddisfare è ripristinare i riscaldamenti, perché soggetti al furto.

Un atto vandalico senza precedenti. Risulta anche che in occasione di un precedente episodio vandalico fosse stato addirittura rubato il quadro elettrico, senza il quale la videosorveglianza non funziona, perciò probabilmente i ladri, in occasione dell’ultima visita hanno potuto agire quasi indisturbati portando, ancora oggi, a difficoltà nel risalire, nel dare un volto a queste persone.» 

Potrebbe quindi essere stato premeditato questo ultimo atto vandalico?

«Se si fosse saputo che l’impianto di videosorveglianza non fosse in funzione, questo sarebbe sicuramente stato un incentivo all’azione, quindi probabilmente chi ha agito lo ha fatto con cognizione di causa.»

Lo spiacevole evento, avvenuto durante le trascorse festività, è solamente l’ultimo di una lunga serie. Grazie all’associazione Armena è stato organizzato un piano di sorveglianza che prevede turni notturni e festivi. È mai stata proposta qualche iniziativa simile di sorveglianza notturna e/o privata della struttura prima d’ora?

«É importante che si stiano organizzando questi programmi di sorveglianza, però purtroppo spesso si agisce quando è ormai troppo tardi.

Negli ultimi tempi c’è tanta retorica. Basta pensare all’episodio di Arturo, il ragazzo recentemente accoltellato,  ha generato un momento di ribellione civile, sfociato in fiumi di parole sull’ importanza della scuola, ma alla fine siamo noi i primi, anche la Municipalità come tutto il mondo delle istituzioni, a non  garantire il minimo alle scuole per poter funzionare, per poter lavorare.

Da sei mesi c’era stato il furto dell’impianto elettrico e in sei mesi nessuno si è posto il problema di porre rimedio, la videosorveglianza non poteva funzionare, quella scuola andava avanti con un generatore, situazione anormale. Quando l’opinione pubblica si indigna per episodi che accadono quotidianamente, si chiama in ballo il ruolo della scuola, unico argine contro la devianza giovanile,  che assolve ruolo fondamentale nella società; ma al tempo stesso non garantiamo alla scuola gli elementi di base per poter funzionare.

C’è una grande ipocrisia anche istituzionale nei confronti di questi temi.»

Lei crede quindi che possa essere ricondotto alla negligenza istituzionale questo spiacevole evento?

«Purtroppo questi atti vandalici nelle scuole sono all’ordine del giorno. 

L‘ultimo che si verificò negli anni agli anni addietro riguarda il “Galiani” , liceo distante circa 50 metri dal Caccioppoli, fu praticamente privata di tutto. Per la dirigente fu un disastro; non c’era più niente in quella scuola.

Però hanno avuto la capacità di reagire, hanno avuto l’accesso ai fondi europei, hanno acquistato nuovamente le strutture informatiche e tutto quello che serviva. Le scuole non devono essere lasciate da sole, lo stesso Caccioppoli dovrà, con l’aiuto di tutti noi, risollevarsi. I furti ci saranno sempre laddove non ci sono condizioni di sicurezza ottimali. Se le istituzioni,  in questo caso la Città Metropolitana, non fanno in modo che tornino i custodi, si attivi la videosorveglianza, si propongano progetti di apertura delle scuole anche negli orari pomeridiani, perché una scuola chiusa dalle 14:00 è una scuola che si presta a questi atti, se invece le scuole portassero avanti anche progetti dedicati, sia agli alunni che alle famiglie, mantenendo le scuole aperte fino alle 21:00 di sera è meno probabile che venga deturpata similmente.

Esperienze di questo genere furono attuate proprio al Galiani, che circa una decina d’anni fa promosse proprio questo tipo di attività extrascolastiche di pomeriggio offrendo la possibilità ai genitori  degli studenti, di partecipare a delle attività formative extra utili per chi presentasse problemi di lavoro e quindi volesse qualificarsi meglio dal punto di vista della Formazione Professionale. Per l’attuazione di ciò, c’è bisogno del supporto delle istituzioni, della città metropolitana, in primis della Regione, senza il quale non possono raggiungere l’autosufficienza.»

La situazione del liceo Renato Caccioppoli di Napoli risulta essere molto delicata, in quanto bersaglio frequente di furti e atti vandalici, come si potrebbe spiegare questo fenomeno rapportandolo al territorio in cui è ubicato il liceo?

«Questi episodi possono avvenire un po’ ovunque a Napoli, parliamo di una città dove si può viaggiare da un capo all’altro in poco tempo. 

Secondo me è anche l‘ubicazione fisica, geografica di quell’istituto, sito in Via Don Bosco. Per entrare nella scuola c’è un viale d’accesso molto lungo, una volta entrati nel viale, non si è visti da nessuno quindi risulta facile poter operare. 

Che la scuola si trova in un contesto, in un territorio, in un area della città problematica, è vero ma è anche vero che esistono aree della città molto più problematiche.

Si può anche pensare che l’azione  sia finalizzata a compromettere il lavoro importante che la scuola sta facendo, c’è una parte che è il male della città e vede in modo negativo tutto ciò che di positivo si fa in questa città.

Le scuole oggi cercano di dare informazione, di dare valori e principi ai ragazzi, ma questo tipo di attività e vista male dalla delinquenza della città, dalla Camorra, dalla criminalità organizzata, che vede nelle attività delle scuole un problema tendendo ad indebolirle e ad attaccare quello che per loro è un baluardo della cultura.

C’è poi il ben più ampio discorso riguardante la delinquenza comune. Quando furono depredati dal Galiani tutta la serie di attrezzature, queste vennero ritrovate nei mercatini abusivi in città.

C’è quindi sicuramente una chiave di lettura sociale di un’attività di criminalità organizzata, che vuole attaccare la scuola come baluardo della legalità, ma non va trascurata l’altra ipotesi ,molto più subdola, legata ai mercati abusivi.»

Il liceo Renato Caccioppoli è un’entità culturale, colpita in piena crescita, lei crede che questa possa essere una provocazione?

«Si può essere, l’ho affermato anche precedentemente, quindi non è da escludere anche questa ipotesi.  Avvenuti anche in altre scuole operative, con progetti per il territorio, progetti di formazione per i ragazzi, che possono avere ricadute importanti sui territori. Ciò può dare fastidio a chi invece vuole che il territorio non cresca, che rimanga nel degrado, permettendo alla criminalità di lavorare con più facilità non trovando ostacoli.

Ciò deve farci riflettere sull’importante ruolo che oggi la scuola assolve, ciò in cui non riescono molto istituzioni, è ciò in cui riesce la scuola, rappresentando un ostacolo per la delinquenza.»

I circa 800 ragazzi, studenti del liceo, sono adesso impossibilitati al rientro nella struttura, che risulta inagibile, dovranno quindi usufruire di strutture vicine per proseguire l’attività didattica, interrompendo quindi tutte le attività extracurricolari. La città metropolitana di Napoli si è attivata, incaricando le ditte che si occupano del mantenimento degli edifici pubblici sul territorio di intervenire per il risanamento della struttura. L’intervento è di durata stimata pari a due settimane. Quale iniziativa potrebbe essere attuata per permettere un più immediato rientro nella struttura?

«Credo che si stia già facendo il massimo. Ciò che noi chiedevamo nella nota era proprio di fare presto. La città metropolitana si è subito attivata, a prescindere dalla nostra volontà, perché si è resa conto del grave disagio che l’intera platea scolastica di centinaia di ragazzi stava vivendo. Risulta chiaro che non si possano sospendere le attività didattica nel pieno dell’anno, per cui, nel provvisorio, si stanno cercando altre soluzioni, anche col vicino Galliani, per provare a far riprendere le attività.

Anche noi faremo il nostro, metteremo pressione alla città metropolitana affinché i lavori inizino e si chiudano quanto prima.»

Presidente Perrella quale messaggio vorrebbe lanciare ai circa 800 studenti del liceo Renato Caccioppoli e alle rispettive famiglie?

«Innanzi tutto io li ringrazio perché nell’immediatezza dei fatti hanno avuto la forza di scendere in piazza, anche nel pieno delle festività, e rivendicare il diritto allo studio insieme ai docenti.

Questo la dice lunga sul ruolo e sul lavoro importante che questa scuola sta svolgendo, il messaggio che la Municipalità vuole lanciare è  quello di vicinanza a questi ragazzi, e che stiamo monitorando costantemente questa vicenda affinché i lavori si chiudano quanto prima, ma soprattutto quello di trovarsi tutti assieme, dopo il risanamento, per organizzare progetti comuni, insieme anche alle municipalità, per dare ancora più forza e più valore all’attività di questa scuola.

Il messaggio che i ragazzi hanno voluto mandare è molto forte, noi ci siamo e vogliamo fare sempre di più per questa scuola e per questo territorio, e in questo senso la Municipalità è loro vicino e dalla loro parte.»

Quale messaggio vorrebbe invece lanciare alle famiglie degli studenti?

«Lo stesso messaggio, ma fondamentalmente anche quello di dire che le istituzioni, compresa la Municipalità, devono fare di più per evitare questi eventi. Creare un piano preventivo, perché mi rendo conto che le famiglie fanno sacrifici per mandare i loro ragazzi a scuola, tutto comporta delle spese, dei sacrifici, ma i genitori lo fanno per dare un futuro ai loro figli e ciò è importante.

Le istituzioni devono fare in modo che le scuole assolvano bene il loro compito fino in fondo, e garantire quelle infrastrutture, quelle attrezzature, senza le quali il diritto allo studio viene compromesso.

Le istituzioni, la Municipalità nel suo piccolo ma soprattutto ex province e  Regione Campania, devono fare in modo che soprattutto nella città di Napoli, città problematica , afflitta da grande disagio sociale, che le scuole siano un fiore all’occhiello.»

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