Aperta la capsula del tempo di Boston

21 secolo Elena Miccio capsula del tempo
Capsula del tempo

Si chiama capsula del tempo ma  il suo nome non deve trarre in inganno. Non si tratta infatti di una macchina del tempo, il mitico strumento che permetterebbe all’uomo di mettere in comunicazione due spazi temporali diversi: la capsula ‘dialoga’ con il futuro attraverso la conservazione di cimeli storici, con cui un’epoca lascia testimonianza di sé.

Da sempre il viaggio nel tempo affascina l’umanità e c’è addirittura chi ne ammette la fattibilità con mezzi scientifici. Mettendo da parte per un attimo la costruzione di una macchina del tempo (che qualche scienziato sostiene di aver creato) la teoria più favorevole al viaggio spazio-temporale sarebbe quella del cosiddetto ponte di Einstein-Rosen, detto anche wormhole, che ammetterebbe la presenza nell’universo di un cunicolo spazio temporale per viaggiare da un punto all’altro nello spazio infinito. Ma al di là delle implicazioni scientifiche e filosofiche, nelle epoche passate si ricorreva a metodi ben più semplici per comunicare con le generazioni future, e uno di essi è proprio la capsula del tempo.

Piastra d'argento che commemora la costruzione dell'edificio Old State House di Boston
Piastra d’argento che commemora la costruzione dell’edificio Old State House di Boston

Immaginiamo di racchiudere in una scatola tutti i nostri ricordi e seppellirla con la speranza che un giorno, a distanza di anni o secoli, qualcuno la aprirà scoprendo quello che c’è in essa racchiuso: è con lo stesso spirito che, all’indomani della Guerra d’Indipendenza, a Boston nel Massachussetts degli uomini illustri hanno deciso di chiudere in un contenitore quello che a loro parere meritava di essere ricordato nel futuro. A distanza di 220 anni dalla sua collocazione sotto una delle prima pietre posate per la costruzione della State House di Boston, la capsula è stata aperta. Una vera e propria cerimonia suggellata dal coro di stupore dei curatori del Museum of Fine Arts e dei giornalisti accorsi all’evento, ansiosi di veder svelato ciò che il tempo aveva nascosto. Un contenuto importante dal punto di vista storico perché racconta una delle pagine più importanti della storia americana, in cui le tredici colonie si opposero al Regno di Gran Bretagna. E la volontà di racchiudere questo preciso momento storico in una ‘scatola’ testimonia la coscienza che gli americani avevano di quel particolare momento, che avrebbe cambiato per sempre la storia. Nella capsula sono state trovate pagine di giornali dell’epoca, una collezione di monete con l’effigie di George Washington, documenti vari e una piastra d’argento che celebra la costruzione della State House in città. A chiudere la capsula furono tre uomini che ebbero gran peso nella Rivoluzione, ma con ruoli diversi: uno dei padri fondatori e governatore Samuel Adams, l’incisore Paul Revere e l’eroe di guerra William Scollay, che si ricoprì di onore nelle milizie rivoluzionarie. Personalità influenti nella costruzione di una nuova coscienza libera e indipendente, all’insegna dell’uguaglianza sociale e del Repubblicanesimo.

Il contenuto della capsula sarà per breve periodo protagonista di una mostra a Boston per esser poi riconsegnata alla terra con un nuovo seppellimento, com’era nell’intento originario. Magari con l’aggiunta di qualche ‘pezzo’ rilevante della nostra epoca per le generazioni future.

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