Anni 90, il successo dei film italiani

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La vita è bella

Un ventennio fa, l’Italia sforna piccoli grandi capolavori cinematografici e teatrali, fra cui, l’incredibile film di Roberto Benigni.

È la notte del 21 marzo 1999 e una donna dalla sfolgorante bellezza grida: “Robertooo, Robertooo”. Quella donna è Sofia Loren e sta annunciando al mondo la vittoria di Roberto Benigni agli Oscar 1999 per La vita è bella, film pluripremiato del 1997, che porta all’Italia ben tre Oscar (miglior colonna sonora di Piovani, miglior attore protagonista per Roberto Benigni e miglior film straniero).

Roberto Benigni, uomo dal prolifico ingegno e dall’incommensurabile creatività, firma un’opera così perfettamente equilibrata tra gioia e dolore, sacrificio e trionfo, disgrazie e liete sorprese, da catturare l’attenzione e l’ammirazione dell’intero bel paese; la pellicola resta, difatti, tuttora stimata e apprezzata dal pubblico(adulto e non)e dai grandi registi, produttori e critici cinematografici che, spesso, la inseriscono nelle classifiche dei film più belli degli anni ’90(nelle quali, ritroviamo film del calibro di Schindler’s listIl miglio verde o Le ali della libertà).

Nella scena iniziale del film, il piccolo Giosué, interpretato da Giorgio Cantarini, figlio di Guido Orefice, impersonato dall’attore Benigni, riferisce al pubblico che la storia che sta per venire narrata “è semplice, eppure non è facile raccontarla”; ed invece il regista toscano riesce benissimo nell’intento: Benigni descrive la difficile situazione che vivono gli ebrei d’Italia durante il ventennio fascista, ma a tale descrizione aggiunge tocchi di grazia e scintille di brio e gaiezza che ricordano a tutti che, nonostante gli ostacoli che le nostre esistenze ci pongono dinanzi, “la vita è bella”.

Meno considerati dalla critica e dal pubblico, ma altrettanto geniali e colmi di letizia e giocondità, sono i film La scuola(1995) e Auguri professore(1997), diretti rispettivamente da Daniele Lucchetti e Riccardo Milani. I due film, ispirati ai racconti dell’ex professore napoletano Domenico Starnone, rivelano le comiche e surreali situazioni che hanno luogo nella scuola italiana di oggi.

Entrambi i lungometraggi, incentrati sullo stereotipo degli studenti svogliati e ignoranti e sui vari cliché del professore eccessivamente severo, dell’insegnante che teme i suoi stessi allievi, del docente buono e comprensivo, degli educatori che si comportano con più immaturità dei loro stessi alunni e sulle disastrose condizioni degli edifici scolastici nazionali, denunciano la cruda e crudele realtà scolastica italica.

La scuola italiana, come afferma il personaggio di Silvio Orlando, nel corso del film La scuola, funziona solo con chi non ne ha bisogno; tutti gli altri studenti, abbandonati alle loro drammatiche vicende private, naufragano e affondano nel mare della noncuranza e sprofondano sempre più negli abissi della loro innocente villania.

Nello stesso periodo, ossia a metà degli anni 90, Vincenzo Salemme porta in scena Premiata Pasticceria Bellavista, commedia scritta dal medesimo, nell’oramai lontano 1997.Come la gran parte delle commedie di Salemme, anche quest’ultima, satura di battute geniali, rappresenta una feroce critica ai membri dell’alta borghesia napoletana, incapaci di vedere e assaporare ciò che c’è di bello nella vita e ossessionati dal potere del denaro e dal prestigio.

Non si può non concludere quest’inventario di perle cinematografiche messe a punto dalle grandi menti nostrane con il film Il postino, stupefacente affresco della poeticità e del romanticismo italiani, incarnati dal grande interprete Massimo Troisi.

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