Almaviva, delocalizzazione continua

A poco meno di 48 ore dal vertice di mercoledì scorso al ministero del Lavoro, i sindacati lanciano l'allarme. Almaviva, delocalizzazione continua

“Mentre si lavora per scongiurare la crisi della sede Almaviva a Palermo, i grandi committenti continuano la delocalizzazione selvaggia”, a poco meno di 48 ore dal vertice di mercoledì scorso al ministero del Lavoro, che ha visto la presenza dei sottosegretari Steni di Piazza per il ministero del Lavoro, Alessandra Todde per il Mise, e del capo di gabinetto del ministero del Sud, i sindacati lanciano l’allarme. 

Un player del settore delle telecomunicazioni, Comdata, avrebbe aperto due nuovi siti in Romania per lavorare volumi del 119 Tim. Doccia fredda per gli oltre 3mila operatori del colosso dei call center.

Prospettive grigie emerse già durante il vertice di mercoledì scorso, l’azienda ha presentato al tavolo il quadro attuale, partendo dalla verifica effettuata con i principali committenti su tariffe e volumi.

“Una situazione più drammatica di quella prospettata appena un mese fa in sede ministeriale”, avevano affermato le organizzazioni sindacali, rischio per la stessa sopravvivenza dell’intero sito. Il Governo, raccogliendo l’invito all’intervento, nei giorni scorsi aveva annunciato un nuovo tavolo entro il 6 dicembre, ma oggi ci sono nuove voci riguardo le delocalizzazioni, che gettano nello sconforto i lavoratori.

“Mentre si discute sui tavoli ministeriali su come intervenire per ridurre la delocalizzazione c’è chi continua a lavorare per incrementarla ancora. Mentre a Palermo la percentuale di ammortizzatore per il mese di novembre è al 40 per cento, importanti volumi della stessa commessa continuano a essere delocalizzati all’estero, mandando in fumo ingenti risorse economiche statali legate alla cassa integrazione. Sconcertante notizia. Se fosse confermata significherebbe che i grandi committenti restano insensibili al grido d’allarme che da settimane arriva sia dalle Istituzioni che dalle parti sociali. Una manovra di questo tipo sarebbe la conferma dell’assoluta sordità e indifferenza dei grandi committenti rispetto al percorso istituzionale intrapreso, perché un’operazione del genere non può essere avviata senza l’avallo e la complicità della committenza”, affermano i sindacati.

 

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