Acqua minacciosa a Venezia, il Mose la salverà (forse)

Sistema Mose ancora inattivo, messa in funzione prevista per il 2021

Acqua in crescendo per l’intero week-end a Venezia, lo riferisce il centro maree del Comune, è allerta.

Previsti ben 160 centimetri d’acqua per la giornata di domani, verso le 12:30, preceduti dai 130 centimetri delle ore 3 del mattino e dai 110 centimetri delle ore 7 circa.
Il dato è  aggravato da modelli di calcolo che mettono in conto una mezza giornata di marea oltre il metro.
Terminato il fine-settimana l’entità del fenomeno dovrebbe scemare, dopo i 105 cm previsti per lunedì.
“Bisogna rifinanziare la legge speciale per Venezia” aggiunge Elisabetta Casellati, presidente del Senato, al suo discorso in cui punta ad enfatizzare la bellezza che rende la città lagunare patrimonio Unesco, e che quindi va preservata.
 
“Bisogna mettere in atto tutte quelle misure che possono servire perché non succeda più quello che è accaduto, è il momento del fare e se il Mose, come sembra, serve a qualcosa per evitare i disastri che ci sono stati occorre finirlo e occorrerebbe anche che una volta passata l’emergenza non si spengano le luci su Venezia” 
 
Anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese parla di un “eventuale rifinanziamento della legge speciale per Venezia”, ponendo però l’accento sul fatto che essendo Venezia patrimonio dell’umanità dovrebbe essere centro delle attenzioni non solo dell’Italia, che ha già messo a disposizione fondi per l’emergenza, ma anche del panorama internazionale.
 
20 i milioni stanziati per gestire i danni procurati alla città e permettere che riacquisisca tutte le sue funzionalità, cui se ne aggiungeranno eventualmente altri dopo che l’acqua si sarà abbassata e i danni saranno conteggiati in maniera più accurata.
 
L’arma che Venezia può sfoggiare in queste circostanze è il progetto Mose, risalente al 1992 e ad oggi ultimato al 93%, opera che vedrà la luce probabilmente tra un paio di anni.
 
Si tratta di un sistema di enormi dighe a scomparsa per tenere fuori la laguna il mare e la marea, chiudendo le paratorie in condizioni difficili come quelle che sta affrontando oggi.
 
Il Mose utilizza tre barriere mobili disposte sul fondo delle tre bocche di Porto: Lido, Malamocco e Chioggia. Consistono in cassoni d’acciaio presenti sul fondale all’interno dei quali sarà pompata acqua nel momento in cui le condizioni ambientali procureranno maree di più di un metro. Si ergeranno allora, per galleggiamento, l’uno accanto agli altri a fare da barriera, per poi tornare nella loro allocazione originaria, riempiti d’acqua, a pericolo scampato.
 
Con un solo compressore in luogo di tre ed il rischio di allagamento delle gallerie dove operano i tecnici e senza avere avuto possibilità di collaudo “sarebbe stata una follia” provare ad attivare il sistema Mose, spiega l’ingegnere Scotti, “come guidare una Ferrari senza freni” chiarisce.
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