2 dicembre 1923, nasceva Maria Callas, la Divina

Il tragico destino della regina indiscussa della lirica

Una voce dal timbro unico, un’artista che calcò i palcoscenici dei più importanti teatri del mondo e che contribuì alla riscoperta del repertorio italiano della prima metà dell’Ottocento: nasceva oggi, 2 dicembre, la grande Maria Callas (all’anagrafe Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropoulos), soprano statunitense di origine greca, naturalizzato italiano e successivamente greco.

La sua data nascita è sempre stata permeata di mistero (secondo alcuni, potrebbe essere il 3 o il 4 di dicembre), mentre si è certi della città, New York, Fifth Avenue, dove abitavano i genitori – Georges Kalogheropoulos e Evangelia Dimitriadis – di origine greca.

I dubbi sulle date sono dovuti al fatto che i genitori, dopo la morte del figlio Vasily, avvenuta a causa di un’epidemia di tifo a soli tre anni, avrebbero voluto un maschio, tant’è che quando la madre apprese di aver dato alla luce una bambina, per i primi giorni non volle nemmeno vederla, mentre il padre non si curò nemmeno di registrarla all’anagrafe. Ad ogni modo, Maria ebbe un’infanzia felice a parte un incidente, all’età di cinque anni, in cui fu investita da un’auto a Manhattan restando in coma per ventidue giorni.

Sua sorella maggiore Jakinthy detta Jackie, era la preferita in famiglia: a lei era concesso ogni privilegio, come quello di prendere lezioni di canto e pianoforte, lezioni che Maria poteva solo ascoltare da dietro la porta. Ma già allora il talento della futura “Divina” cominciava a farsi notare: diversamente dalla sorella, era velocissima nell’apprendere e, a soli undici anni, partecipò alla trasmissione radiofonica “L’ora del dilettante” cantando “La Paloma” e vincendo il secondo premio.

Tornata in Grecia con la madre dopo il divorzio dei genitori, entrò al Conservatorio di Atene e approfondì la conoscenza del greco e del francese. In Grecia iniziò la sua scalata verso il successo, con “Cavalleria Rusticana” nel ruolo di Santuzza e poi “Tosca”, suo futuro cavallo di battaglia.

Desiderosa di tornare a New York per riabbracciare il padre e per mantenere la cittadinanza americana, trascorse due anni nella Grande Mela, dove però dal punto di vista artistico non ottenne molte soddisfazioni. Il 27 giugno 1947 decise così di raggiungere l’Italia, con appena 50 dollari in tasca e qualche vestito: a Verona conobbe colui che il 21 aprile 1949  sarebbe diventato suo marito, Giovanni Battista Meneghini, amante delle opere d’arte e della buona tavola, di 37 anni più grande di lei, che forse il soprano non riuscì mai ad amare davvero.

In Italia Maria instaura amicizie fondamentali per la sua vita e per la sua carriera: Antonio Ghiringhelli, sovrintendente della Scala, Wally e Arturo Toscanini, che rimasto incantato dalla sua voce, avrebbe voluto dirigerla nel “Macbeth”, anche se il capolavoro verdiano, non venne poi allestito alla Scala. Con le sue “Gioconda”, “Tristano e Isotta”, “Norma”, “I Puritani”, “Aida”, “I Vespri siciliani”, “Il Trovatore”, conquistò Verona, Milano, Venezia, ma anche il resto del mondo.

La sua fama alimentò anche il gossip sulle sue vicende sentimentali: nel ’59 si separò dal marito e conobbe l’armatore greco Aristotele Onassis, con cui avrebbe vissuto un amore passionale e distruttivo e per il quale avrebbe sofferto moltissimo. I due ebbero anche un figlio, Omero, purtroppo morto a poche ore dalla nascita.

Dal 1964 niente fu più come prima per la stella assoluta della lirica: Onassis l’abbandonò per Jacqueline Kennedy e da quel momento iniziò la definitiva discesa verso l’oblio. La sua voce non era più la stessa, così “la divina” si ritirò dalle scene rifugiandosi a Parigi.

Morì a soli 53 anni, il 16 settembre 1977, con accanto un maggiordomo e la fedele governante. Le sue ceneri sono state disperse nell’Egeo, anche se presso il cimitero parigino di Pere Lachaise (dove sono sepolti molti altri importanti personaggi) esiste una lapide in sua memoria.

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